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“La cassetta delle lettere per i cari estinti” di Lorenza Stroppa e il potere del riempire i vuoti

“La cassetta delle lettere per i cari estintidi Lorenza Stroppa è stata per me una lettura lenta, perché in una storia così, ho bisogno di procedere a piccoli passi. Il coefficiente emotivo è altissimo, in ogni lettera imbucata che punteggia la narrazione si rivivono i propri addii. È quindi fondamentale maneggiare il libro con cura, come quei prodotti utilissimi che però possono fare disastri, se usati in modo improprio. Ecco, il mio primo “disastro” è stato pensare di iniziare a leggere La cassetta delle lettere per i cari estinti in pubblico, al bar, mentre facevo colazione. Una volta capito che il libro di Stroppa va consumato in privato, le cose sono migliorate, non nel senso che ho smesso di piangere, ma nel senso che almeno non mi facevo vedere da mezzo paese.

Ma perché questo libro è così potente? Un po’ il titolo lo suggerisce: Arturo, tuttofare un po’ burbero, un giorno installa nella chiesa del paese la cassetta delle lettere per i cari estinti, con l’idea che chiunque voglia scrivere una lettera a chi non c’è più, potrà imbucarla lì e nessuno la leggerà mai. In paese non si sa chi ci sia dietro, solo il prete del paese è custode del segreto di Arturo e così, piano piano, iniziano ad arrivare le prime missive. Arturo, però, non tiene fede a quanto scritto e, prima di distruggere le lettere, le legge.

Digressione: avete presente la citazione di Fight Club “il taglietto sul tuo palato che si rimarginerebbe se la smettessi di stuzzicarlo con la lingua, ma non puoi”? Ecco, spiega molto bene perché Arturo sceglie di leggere quelle lettere. Anche lui ha una cara estinta che si è lasciata un vuoto impossibile da colmare e ultime parole impossibili da cancellare e, nel dolore degli altri, nella loro paura, nel loro rimpianto, nel loro risentimento e certe volte nel loro odio, lui spera di trovare la cura per il suo, di abbandono. Ma torniamo alla trama.

Intorno a questo scrigno di parole per chi non c’è più si intrecciano diverse storie, tutte legate alla figura di Arturo, che nella vita insegna Arte in una scuola. E così il ragazzo problematico che non fa che provocarlo diventa per lui una persona di cui farsi carico, perché sotto la superficie di strafottenza, Arturo riconosce un dolore spaventoso; e poi c’è la panettiera con tre figli che un po’ gli fa il filo e che lui aiuta con piacere ma con cui non riesce a tracciare confini chiari; quel prete con cui Arturo instaura un rapporto alla “Don Camillo e Peppone”, e poi Clara, la figlia di un compaesano mancato da poco, che torna a casa anche lei carica di parole che riverserà nella cassetta delle lettere per i cari estinti.

Il libro di Stroppa è stata una bellissima lettura, difficile a tratti perché il vuoto che si incontra e che viene narrato in modi tanto diversi è un vuoto che tutti abbiamo purtroppo sperimentato. Parlare di morte e di quello che rimane non è argomento facile, il rischio di scivolare nel banale o nel pietistico è oggettivamente immenso, ma Stroppa scansa questi ostacoli e ci consegna una storia onesta, in cui il dolore viene mostrato con tutte le sue facce, anche quelle più scomode.

Si parla della rabbia di chi rimane, del rimpianto perché (come mi insegna una persona speciale) le ultime parole non sono mai quelle che vorresti sentirti dire; si tirano fuori quei segreti che tutti abbiamo e che, di fronte alla morte, smettono di sembrarci criptonite e poi affidarli a una lettera anonima è un po’ come dire “Hai visto? Te ne sei andato e questa cosa che prima mi faceva tanta paura non vale più niente” e c’è rabbia in questo, ma anche tanta tristezza. Insomma, La cassetta delle lettere per i cari estinti centra appieno l’obiettivo.

E poi ci sono loro, Arturo, Breda, Clara, tre piccoli pianeti che vagano smarriti dopo aver perso il loro centro di gravità e che, avvicinandosi, riescono a ritrovare un loro equilibrio. Le loro sono storie piccole e grandi insieme, perché di fronte alla morte tutto appare ridimensionato, ma quando gli eventi che ci condizionano ogni giorno sono legati alla perdita, hanno comunque il peso specifico di un macigno.

La scrittura di Stroppa però ce li restituisce senza fronzoli, puliti e diretti, lasciando a noi il compito di dare il peso a ogni cosa. Un esercizio di prospettiva utile nella vita di tutti i giorni, quando piccoli intoppi ci appaiono difficoltà insormontabili, mentre invece l’unica cosa che non si può cancellare è la mancanza. Forse. Perché se hai una cassetta delle lettere per i cari estinti, alla fine, riesci a riempire anche quella.

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“La cassetta delle lettere per i cari estinti” di Lorenza Stroppa, Mondadori editore

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