Hai paura quando lasci il certo per l’incerto. Le incognite sono tante e le risposte che dai alle domande pertinenti non sono precise, inconfutabili. Solo andando avanti puoi regolare la traiettoria di ciò che ti sei detto per evitare di soccombere nella troppa angoscia. Sgravare un po’ il peso delle responsabilità su spalle più forti o condividere la portata delle decisioni, che sono più grandi di te, sarebbe un sollievo.

In Il ballo delle acciughe di Elena Garbarino finisci in diversi posti per poi trovare quello che appartiene ad ognuno. Un’osteria a Rio de Janeiro a fine Ottocento e il piroscafo Genova che solca i mari con tantissimi giovani nella pancia. Un’ostessa e un finto prete, un giovane di provincia e un anarchico esule. Questi sono i luoghi e i personaggi che incrociano i loro destini nei retroscena della vita degli emigrati in Sudamerica.
È la prima ondata migratoria di massa dell’Italia verso un continente nuovo e pieno di speranze. L’osteria della Ginna è un punto di riferimento per i genovesi in Brasile: pescatori che dinanzi ai pericoli si comportano come le acciughe: nuotano vicini, fanno gruppo. Sperano di sembrare un pesce più grande per spaventare i predatori. I pericoli però non sono sempre visibili.
Il romanzo è interessante. La narrazione è una mareggiata di sentimenti. La scrittura è sciolta, libera.
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“Il ballo delle acciughe” di Elena Garbarino, edizioni Bottega Errante. Dream Book.




