I libri di Riccardo

“Infinite jest” di David Foster Wallace: recensione libro

Molti di quelli che mi leggono conoscono bene questo libro, alcuni lo conoscono talmente bene che basterebbe urlare “Eschaton” per far tirare loro fuori dai cassetti: calzini, pantaloncini e qualche testata termonucleare da 5 megatoni. Alcuni invece, magari spaventati dalla mole, come formiche davanti all’orma di un elefante, o magari da una sorta di soggezione intellettuale, potrebbero aver rimandato la lettura e potrebbero chiedere: com’è/cos’è Infinite Jest?

L’alternativa s’impone perché, Infinite Jest, oltre che una citazione dell’Amleto, dove il Principe di Danimarca, fissando il teschio, si ricorda che Yorick era compagno di Scherzi Infiniti, non è un libro, non è un romanzo ma è piuttosto un’esperienza. L’esperienza, quella cosa che nella vita ti muta, in bene o in male non ha importanza, ma ti muta e continua a mutarti. Ecco, il capolavoro di DFW continua a mutarti, ti sbatacchia come la centrifuga della lavatrice, per 1296 pagine, note comprese, e solo chi ha già letto David Foster Wallace sa cosa significhi “note comprese”.

Ora, se vi siete ripresi dal fatto che vi abbia trattato alla stregua di un mucchio di calzini, mutande e camicie sporche, possiamo anche parlare di Questa Esperienza… postmodernismo, realismo isterico, per ora lasciateli in ammollo. Roba da critici, roba da Harold Bloom, cosa che io non sono, roba da lavanderia a gettone, “robba” “mericana”.

Ah l’America…
Ecco, nell’APAD (1), l’America non esiste più, non esiste più quel paese murato in cui sono sempre tutti lì, a strillare “Libertà! Libertà!”, ora esiste l’ONAN, il paese con a capo un Famoso Cantante Confidenziale, tu vedi le coincidenze, però sembra che questo non abbia cantato sulle navi da crociera… ora scusate, mentre voi fate quel sorrisino malizioso, vedo di rimediare una catapulta con cui lanciare nella Grande Concavità quello che, come al solito, inizia a straziarsi le corde vocali gracchiando: “aita!, aita!, spoiler!, spoiler!”.

Dicevamo… ah sì, l’America.
Quel posto dove uno su mille ce la fa e poi si domanda: ora che ce l’ho fatta, ora che faccio parte del Grande Show nel Grande Paese dello Show, ora che c… faccio? Ora che la parabola non può che essere discendente, ora che si tratta solo di vedere quando inizierà a scendere e con che inclinazione scenderà, la parabola, può essere che anch’io finisca per ingrossare le fila dei 999 che non ce l’hanno fatta e vanno in devoto pellegrinaggio verso le dipendenze e/o verso la depressione, in attesa che un A.Qualcosa. li raccatti e ricicli quello che di loro la chimica non ha ancora eroso, perché il problema sono i rifiuti, quelli materiali e quelli umani, ma per entrambi si può trovare sempre un tappeto sotto cui scoparli… al massimo si fa sparire il New England e si deporta qualcuno. (2)

Mettetevi l’anima in pace, la chiacchierata sarà lunga come il libro e non mancheranno atre note… dai, scherzavo, tornate qui!

Qualcuno voleva capire il genere del libro? …chiamiamolo Realismo Lisergico, aggreghiamolo, come sottocategoria, a Quello Magico, e la mia vita non sarà stata vana, avendo alfine inventato un genere letterario: il Realismo Lisergico.
Se poi, oltre il genere, qualcuno volesse capire anche il libro, dovrebbe documentarsi e capire chi era davvero David, quali erano i demoni che hanno smembrato i suoi enormi talenti. (3)

Perché provare a leggere e ponderare questo ponderoso romanzo? …per sapere chi è Lui in persona, per sapere chi è la Mami, chi è Booboo, chi sono i Soggetti, chi è John Wayne, non quel John Wayne, chi è La Ragazza Più Bella di Tutti i Tempi, perché nasconde la sua bellezza dietro un velo, perché aveva un suo Babbo personale, chi sono i Coccodrilli, chi è Alice la Laterale, chi ha potuto rendere più reali del reale tutti questi personaggi surreali, per dubitare che l’inventiva e la cultura di un uomo solo possa aver montato una tale impalcatura narrativa… lascio un po’ di punti interrogativi che non ho messo prima… ???????? …fate voi? grazie!

Perché provare a leggerlo? …perché questo è Intrattenimento, perché è un Intrattenimento che forse non vi ucciderà, che forse vi lascerà solo a bocca aperta.

Letto e recensito, addì 25 settembre Anno delle Nuove Nastrine Integrali del Mulino Bianco Senza Olio di Palma

——

(1) si discute, in base ai riferimenti, se l’APAD possa essere il nostro 2008 o 2009. In ogni caso questa è la successione cronologica nel tempo dell’ONAN: Anno del Whopper, Anno dei Cerotti Medicati Tucks, Anno della Saponetta Dove in Formato Prova, Anno del Pollo Perdue Wonderchicken, Anno della Lavastoviglie Silenziosa Maytag, Anno dell’Upgrade per Motherboard-Per-Cartuccia-Visore-A-Risoluzione-Mimetica-Facile-Da-Installare Per Sistemi TP Infernatron/InterLace Per Casa, Ufficio, O Mobile Yushityu 2007 (sic), Anno dei Prodotti Caseari dal Cuore dell’America, Anno del Pannolone per Adulti Depend, Anno di Glad.

(2) l’importante è che non ci siano carri e buoi… fa troppo “Furore”.

(3) niente di meglio per capire David Foster Wallace che recuperare, o sperare nella disseminazione spontanea, il film “The End of the Tour” che racconta il suo viaggio in compagnia di David Lipsky, giornalista di Rolling Stone, durante il tour di presentazione di “Infinite Jest”. Per capire questo ragazzo ossessionato dall’eccessiva fama, dall’eccessivo sudore, dai mille eccessi che ritroverete nei suoi libri. Questo ragazzo che, narrando di dipendenze, ci renderà dipendenti da lui. Questo ragazzo sconfitto dalla depressione a soli quarantasei anni. Questo pesce saggio che ci ha fatto riflettere su com’è l’acqua. Questo ragazzo destinato alla nicchia e finito, quasi per caso, come a volte capita(a), nello Show. Questo ragazzo che è stato… e qui mi tocca citare il bravissimo Edoardo Nesi, “…lo scrittore più straordinario che abbia mai letto e tradotto, il suicida che mi ha insegnato a vivere.”

(a) se vi è venuto in mente un altro ragazzo col nome triplo, John Kennedy Toole e la sua Banda di Idioti, vi voglio bene… anche se lui non fu travolto dal successo ma dall’insuccesso.

“Infinite jest” di David Foster Wallace, edizioni Einaudi. I libri di Riccardo

Riccardo Gavioso

Nasce a Torino nel 1959, dove si laurea in Giurisprudenza. Ma ormai incerto su chi fossero i buoni e i cattivi, e pur ritenendo il baratto una forma di scambio decisamente più evoluta del commercio, da allora è costretto a occuparsi di quest’ultimo. Inevitabile, quindi, che l’alienazione professionale lo spinga tra le braccia di una penna e che la relazione, pur tra alti e bassi, si protragga per diversi anni. Poi, deluso in egual misura da quel che si pubblica e da quel che non si pubblica, smette di scrivere narrativa e si occupa di giornalismo collaborando con diverse testate di rilievo e creando un blog che arriva a incuriosire diecimila lettori al giorno. Torna alla narrativa con Arpeggio Libero con cui pubblica attualmente. Ha ottenuto diversi riconoscimenti per i suoi racconti. Nel 1997 è stato finalista al Premio Internazionale di Narrativa “ Il Prione ”.

Articoli correlati

Back to top button