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“Cambiare l’acqua ai fiori” di Valérie Perrin: recensione libro

Non riesco a leggere subito i libri tanto pubblicizzati o troppo recensiti. Li lascio a stagionare nella mia lista desideri, aspettando che sia l’istinto a suggerirmi il momento giusto. L’atmosfera del mese di Novembre, le foglie che cadono e volano via mi hanno sussurrato che era giunto il tempo di Cambiare l’acqua ai fiori di Valérie Perrin. Di questo romanzo si è parlato moltissimo. È stato uno dei successi editoriali dello scorso anno. Tantissimi articoli e recensioni lo paragonano ad un altro grandissimo successo della letteratura moderna francese, L’eleganza del riccio.

Tre strati di lettura

Personalmente ho colto questa somiglianza solo nelle primissime sfumature. Poi arriva molto altro. Un percorso di vita che scava molto più a fondo, un ritmo narrativo che aumenta gradualmente su tre livelli (tre è un numero ricorrente nei romanzi di Valérie Perrin).

Violette Toussaint è la guardiana del cimitero della piccola cittadina di Brancion-en-Chalon. Gentile con tutti e discreta, si prende cura del cimitero come se fosse il suo giardino, coltivando la vita in un luogo di morte. La sua esistenza è misteriosa ma non solitaria perché la sua casa è un rifugio sempre aperto. Violette è una protagonista straordinaria, non ha avuto un’esistenza felice, ma continua a cercare di vedere il lato positivo delle cose… “indossando l’estate sotto l’inverno”. Le prime pagine del romanzo sono come una dolcissima melodia. La narrazione procede alternando la storia di Violette con aneddoti divertenti e malinconici. In un crescendo costante si aggiungono le storie di altri personaggi che vanno ad intrecciarsi in un quadro sempre più fitto. A metà libro arriva la rottura. La nota stonata che cambia per sempre il ritmo del racconto. Uno strappo lacerante che lascia senza fiato, parole e cuore di proseguire. Se ci fosse una scala per misurare il dolore quello che Violette è costretta ad attraversare è al massimo grado.

Come andare avanti?

Come si può andare avanti dopo aver perso l’unica fonte di luce in un’esistenza fatta di ombra? Eppure Violette riesce a riemergere, grazie all’aiuto di Sasha, il precedente guardiano del cimitero, e alla volontà di scoprire la verità. Cambia la narrazione e non si riesce più a chiudere il libro. La melodia è adesso una musica incalzante. Tante voci si uniscono al coro. Non è possibile per Violette restare ancorata al passato, non potrà più essere viva ma provare a tornare ad esistere, ad amare, andare avanti e chiudere definitivamente il cerchio della storia.

Bisogna ammettere che ogni tanto il filo del discorso si perde e alcune dinamiche restano sfumate ma un riscontro così potente e un successo così grande sono sicuramente la conferma del talento della scrittura di Valérie Perrin. Sono pochi i romanzi che negli ultimi anni sono riusciti a provocarmi un coinvolgimento emotivo così forte. Ho sentito tutta la forza e la delicatezza di questa storia, ho avvertito sulla pelle il dolore e la capacità di guarire attraverso le piccole cose che danno serenità.

Cambiare l’acqua ai fiori, di Valérie Perrin, Edizioni E/O.

TI PIACE SE: cerchi un libro di emozioni intense. Ami le storie di dolore e rinascita. Sai apprezzare la potenza delle piccole cose.

LASCIA PERDERE SE: hai la lacrima facile. Sei in un momento di grande fragilità. Non leggi i romanzi troppo pubblicizzati.

Paola Viscatale

Sono cresciuta e ho lavorato sempre in mezzo ai libri. Con il cuore a metà tra Roma e Napoli, viaggiatrice per il mondo in cerca di posti belli. Ho una laurea in storia dell'arte, esperienza nell'organizzare eventi culturali, coccolo gatti per vocazione. Per BookAdvisor curo la rubrica Coffee Book perché libri e caffè sono la mia risorsa primaria di energia.

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