Anonima Lettrice Italiana

“Tecla tre volte” di Gianluca Morozzi: recensione e podcast

Bologna, anni Novanta. Al piccolo Nazario di sette anni appare nel cortile di casa il se stesso adulto che, nei pochi minuti strappati a un rocambolesco viaggio temporale, gli rivela le parole chiave con cui dovrà rimediare a un catastrofico errore in amore, per poi sparire e lasciare alle sue spalle un Cubo misterioso. Sfortunatamente Nazario Junior sta covando una brutta influenza da cui si risveglierà giorni più tardi, convinto di aver soltanto sognato, e arriverà nei nostri anni senza alcuna idea della missione affidatagli e di cosa rischia di perdere.

Tecla tre volte di Gianluca Morozzi

Gianluca Morozzi è un autore ipertrofico e plurisfaccettato, un po’ post-moderno, un po’ fumettoso, un po’ noir, molto autoironico e spesso surreale. Ho cercato un aggettivo unico per ridurlo a un genere letterario di appartenenza ma sinceramente in mezzo a oltre cinquanta pubblicazioni ho trovato centinaia di situazioni e personaggi impossibili da catalogare, e direi che ormai ha scritto quasi tutto. In questo caso specifico, siamo in un romanzo sci-fi. Anzi, no, d’amore. Anzi, no, musicale. Anzi, c’è anche un mistero, quindi anche noir. Uff.

Il fatto è che quasi tutta la produzione di Gianluca Morozzi fa capo a uno scoppiettante e fittissimo Morozziverso, che comprende e incrocia generi e personaggi provenienti da sottoinsiemi di ciò che è già stato pubblicato e, incredibilmente, di ciò che “sarà” pubblicato (ma come fa a saperlo già? Che lavagna delle ramificazioni avrà mai nel suo studio?) ed è impossibile districarsi se non buttando giù tomo dopo tomo i cinquanta e più lavori – io credo di essere al 15% – dell’autore bolognese.

A questo proposito, io detesto Bologna per migliaia di motivi, uno più deficiente dell’altro. Ma è impossibile non vederla con gli occhi innamorati di Morozzi quando si legge una sua storia; e detesto il calcio, e le rock band di emergenti che ti rintronano di produzioni proprie invece di farti la cover che aspettavi, ma blablabla, idem.

Impossibile infatti non sentirsi parte del porticato affastellato di bar e personaggi tra il mitologico e il sospettosamente realistico che affollano la notte bolognese, o non allinearsi istantaneamente alle atmosfere emozionanti ma sudaticce dei concerti estivi a birra in mano, quando tutto è possibile appena il frontman di un’improbabile band ti fissa un po’ più del canonico, o al contrario, quando la bella ragazza della prima fila non solo ti sta ascoltando, ma, oh, dèi, ti sta aspettando, forse da tutta la vita.

Il crossing dello storytelling

E poi nei suoi lavori c’è un crossing continuo dello storytelling che ci portiamo dietro da sempre o che abbiamo inglobato da poco, c’è l’estero e c’è il nostrano, c’è la dimensione planetaria con lo spleen esistenziale della generazione X e c’è quella immediata e locale, con la provincia bolognese esplosa svincolo dopo svincolo, c’è “Harry a pezzi” e c’è “Perfetti Sconosciuti”, c’è “The big bang theory” e c’è Gloria Guida, c’è il rock che resterà per sempre e c’è il trash che conforta i boomer e fa sganasciare i gggiovani, ci sta tutto quello che serve quando serve.

C’è un nome per questo genere? Sarà “pop”? Sarà “post-moderno”? Non ne ho idea, però proprio mentre penso che nei dialoghi dei protagonisti di “Tecla tre volte” ritrovo piuttosto spesso Elio e le Storie Tese, ecco spuntare la serata Sarà bellissimo lo stesso, ovvero quella in cui non si batte chiodo. Un momento dopo sento delle vibrazioni urban-nevrotiche, ed ecco spuntare Woody Allen come spirito guida degli introflessi.

Sarà per il mestiere (Morozzi è anche insegnante, editor e credo, ma potrei sbagliare, editore) ma fra le sue migliori skill ho sempre trovato una certa puntualità, il buon rapporto con il lettore, la soddisfazione delle gratificazioni richieste: vuoi sentirti rappresentato? Eccoti dell’imbarazzo nei saluti tra chi bacia due volte e chi tre, e resti lì con le labbra puntate come un carciofo, senti che sensazione atroce? Ti riconosci? Oppure, vuoi rosicare? Eccoti un ex psicotico che si palesa in un pub durante l’appuntamento della tua vita e non schioda più: la senti la crisi isterica? O ancora, stai intravedendo il finale che credevi e pensi di aver capito tutto della vita, l’universo e tutto quanto? Eccoti lo schiaffone inatteso che non sapevi di volere ma che, oh, SI, ti riporterà su Amazon a riempire il carrello. E pazienza se non mi viene in mente un genere per dirvi di che si tratta.

O sarà che la mia generazione è la prima nata con un’over-ride di passato, e che perciò tendiamo continuamente a raffigurarci in ciò che leggiamo e vediamo, ma a me piace l’universo che ritrovo nei libri di Morozzi, e sì che in questi libri ci sono assassini, studentesse, supereroi, chitarristi, e che io non sono niente di tutte queste cose, ma se tu mi regali la dentata del primo bacio e l’assenza di Instagram, le tipe occhialute che scassano i maroni alle cinerassegne estive e il monologo interiore che prevede gli epic fail ma se li gode comunque, allora tu stai parlando con me, CON ME. Il minimo che posso fare è raccogliere la sfida e sentire cosa hai da dirmi, cercarmi e trovarmi nei tuoi libri, e ti perdono la sparizione dello spirito guida a metà libro (che comunque era troppa carne a fuoco extra-naturale, in un libro già sui viaggi nel tempo) e l’eccesso di puntini sospensivi.

In conclusione, consiglio questa lettura spensierata a tutti gli amanti del viaggio nel tempo color rosa, a chi ha visto “Questione di tempo”, “Il giorno perfetto” e – ammetto che era un po’ più dark – “The butterfly effect”.

E non darò soddisfazione al paradossone di cui muoio dalla voglia di chiedere all’autore, perché sono sicura che mi spiegherebbe cosa mi sono persa, e che mi darei la seconda badilata in testa nel giro di un’ora. Perché sono una professionista di questo genere, eppure questa fine non l’ho vista arrivare – dovrò farmi un tatuaggio, con questa scritta, o magari un giorno inventeranno il Cubo e tornerò indietro per darmi qualche ottimo consiglio.

“Quel che all’inizio di una relazione è una buffa caratteristica, nel corso del tempo si trasforma in un difetto e alla fine diventa la tragica pietra tombale del vostro amore.”

Tecla tre volte” di Gianluca Morozzi, Fernandel, 2019. Anonima Lettrice Italiana.

Ali

Leggo, scrivo, parlo, ma soprattutto parlo. E poi leggo e scrivo.

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