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“Niente di nuovo sul fronte occidentale” di Erich Maria Remarque: recensione libro

La lettura di “Niente di nuovo sul fronte occidentale” di Erich Maria Remarque è un pugno allo stomaco, crudo, diretto, che ti lascia distrutto, laconico, sconvolto, quasi come se tu stesso ti fossi trovato lì, insieme a Paolo Bӓumer – il protagonista, l’“io narrante” – e al resto della compagnia, sul fronte occidentale, in una tremenda guerra di posizione quale fu la prima guerra mondiale.

Dopo la lettura di “Niente di nuovo sul fronte occidentale” comprendi davvero le parole con le quali il libro si apre…

E dopo tutto quello che vivi con loro, dopo aver pianto anche tu la morte di Kemmerich – e, per come viene descritto il momento, quel “dopo aver pianto anche tu” non è solo un modo di dire! –, dopo esserti commosso, con Paolo in licenza per una decina di giorni circa, per il saluto caloroso della sorella e quello altrettanto caloroso, e insostituibile, della mamma nel vederlo sano e salvo, dopo esserti sentito come Paolo, rintanato in un fosso presente in una zona di fuoco incrociato, ansioso e timoroso per la paura di essere scoperto dal nemico e, una volta statolo e aver ucciso quello sventurato individuo per non farlo gridare, atto che avrebbe così rivelato la propria posizione, aver iniziato quasi a impazzire già solo per il fatto che a farti compagnia, in un fosso, è un cadavere, così come l’essere assalito dal costante pensiero che potresti non uscire vivo di lì, dopo aver provato la costante paura di perderti, di perdere il proprio “io”, di non sapere se si è ancora degli esseri umani o si è divenuti già delle bestie, dopo aver concepito che queste esperienze e questi pensieri li hanno vissuti ragazzi di soli 20 anni e, be’, dopo altri strazianti momenti passati con tutti loro… be’, solo allora, alla fine, ti ritornano alla mente e comprendi davvero, fino in fondo, le parole con le quali il libro si apre, che suonano non come un suggerimento su come dovrà essere letto il libro, bensì come un triste epitaffio sulla tomba di tutti i soldati, indipendentemente dalla loro nazionalità, o una pietosa descrizione di una intera generazione:

“Questo libro non vuol essere

né un atto d’accusa né una confessione.

Esso non è che il tentativo di raffigurare

una generazione la quale – anche se sfuggì alle granate –

venne distrutta dalla guerra.”

Questo libro ti turba, ti fa riflettere, ti fa vivere le cose di cui parla, insomma, è assolutamente da leggere.

“Niente di nuovo sul fronte occidentale” ti fa comprendere che cosa deve essere stato davvero vivere il fronte

Erich Maria Remarque
(Fonte: www.it.wikipedia.org)

Mi permetto un’ultima nota: esso ti fa capire, soprattutto, cosa deve essere stato per un soldato vivere il fronte: non certo la raffigurazione idilliaca della propaganda bellica, piuttosto qualcosa di più vicino a ciò che esprimono tre poesie di Giuseppe Ungaretti – tra i miei poeti preferiti: “Soldati”, “Fratelli” e “Veglia”; ossia, il sentore, che mai ti abbandona, della vulnerabilità e della effimerità della vita, al fronte, la quale la si sente sgorgare via a ogni passo, in ogni momento, in ogni trepidante attesa nella calma apparente e, al contempo, una inesauribile voglia di rimanere in vita, di guardare alla vita in mezzo a tutta quella buia morte…

P. S.: Ecco le tre poesie di Giuseppe Ungaretti:

Soldati

Si sta come

d’autunno

sugli alberi

le foglie

Fratelli

Di che reggimento siete

fratelli?

Parola tremante

nella notte

Foglia appena nata

Nell’aria spasimante

involontaria rivolta

dell’uomo presente alla sua

fragilità

Fratelli

Veglia

Un’intera nottata

buttato vicino

a un compagno

massacrato

con la bocca

digrignata

volta al plenilunio

con la congestione

delle sue mani

penetrata

nel mio silenzio

ho scritto

lettere d’amore

Non sono mai stato

tanto

attaccato alla vita

“Niente di nuovo sul fronte occidentale” di Erich Maria Remarque, edizioni Mondadori Edizioni Editore. A voice from apart.

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