Mai un titolo fu più azzeccato: RACCONTAMI TUTTO, l’ultimo libro di Elizabeth Strout, edito in Italia come i precedenti da Einaudi, con la traduzione della superlativa Susanna Basso, è un invito a narrare e ad ascoltare le tante storie delle «vite ignorate» che, lungi dal non lasciare traccia, acquistano così dignità e spessore, evidenziando che ciò che davvero importa sono le relazioni umane.

Lucy e Olive insieme!
Ritornare a Crosby, nel Maine, in compagnia di Lucy Barton è stata pura gioia: considero infatti l’autrice la più brava scrittrice statunitense contemporanea e addirittura un’amica, che mi manca quando non la leggo e che mi fa mancare anche tutti i suoi personaggi.
In questo romanzo finalmente sono riunite Lucy e Olive Kitteridge, la protagonista dell’altro filone narrativo della Strout. Da una parte ci sono infatti “Mi chiamo Lucy Barton”, “Tutto è possibile”, “Oh William!” e “Lucy davanti al mare”. Dall’altra “Olive Kitteridge” e “Olive, ancora lei”. Ci sono poi altri libri che “intersecano” i due cicli e che secondo me meritano di essere letti per avere un quadro completo del sequel dei sequel del sequel (ripetizione voluta!); si tratta di “Amy e Isabelle” (Isabelle, ormai invalida e ultranovantenne, in questo libro è la miglior amica di Olive) e “I ragazzi Burgess”, uno dei quali è Bob che ha un ruolo fondamentale in quest’ultimo romanzo.
Sembra più complicato di quanto non sia. Ma forse è proprio così la vita, che la Strout cerca di semplificare arrivando al nocciolo delle storie, narrate sempre con il suo stile confidenziale, scarno e paragrafato. E, di fatto, Lucy e Olive si rendono conto che non è la vita in sé a essere importante, ma la possibilità di trarre dall’esistenza un racconto.
La trama
Nel romanzo precedente Lucy si era trasferita a Crosby, la cittadina di Olive, per sfuggire alla pandemia. Ora vi si è stabilita insieme all’ex marito William. Le piace molto vivere la vita di provincia, con degli appuntamenti fissi e irrinunciabili: incontra spesso Olive nella residenza per anziani in cui si è ritirata e passeggia con Bob Burgess, il vero protagonista del romanzo, anche se «non crederebbe mai che nella sua vita ci sia qualcosa che vale la pena di essere raccontato».
Le storie che le due donne si raccontano sono le più disparate. Tragiche o curiose. Riguardano conoscenti in vita o già scomparsi. Sono concrete oppure narrano solo emozioni, come l’affetto provato per uno sconosciuto in treno. Sono romantiche, come l’amore non dichiarato tra Bob e Lucy o riguardano drammi di famiglia, come la bugia alla base del rapporto di Bob con il fratello Jim. Addirittura, la scomparsa di una madre tirannica e il suo omicidio animano le pagine di questo romanzo. Potrebbe sembrare strano un tale elemento “giallo” nella scrittura della Strout, in realtà è strumentale al messaggio che lei vuole dare, che la solitudine, con la sofferenza, è sempre presente per tutti.
«Sono storie fatte di solitudine e di amore. … E dei piccolissimi legami che stringiamo nel mondo, se siamo fortunati.»
«Il punto è lo stesso di tutte le storie che ci siamo scambiate io e Lucy. Le persone soffrono. Vivono, hanno qualche speranza, a volte anche un amore, ma soffrono lo stesso. Nessuno escluso. Chi pensa di non aver sofferto, si sta mentendo.»
«L’amore è amore»
Come l’amore, anche quello mai dichiarato. Nel finale, Olive vuole raccontare a Isabelle dell’amore inconfessato di Bob per Lucy. Aspetta che si svegli per farlo e per dirle che «L’amore si presenta in tante forme diverse, ma sempre amore è. Se è amore, è amore e basta.»
E io aspetto il prossimo libro, perché, anche senza amare come me la Strout, è impossibile non ammirarne la capacità di trattare il lettore come un confidente a cui dire en passant cose che ha bisogno di sentirsi dire per trovare il senso. Il senso di sé e quello dell’esistenza.
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Raccontami tutto – Elizabeth Strout (Einaudi) – A Garamond Type.




