A Garamond Type

“La casa vicino alle nuvole” di Nickolas Butler: recensione libro

Il titolo originale dell’ultimo romanzo di Nickolas Butler edito da Marsilio è Godspeed, Buona fortuna. La fortuna ha un ruolo principale nella storia, ma La casa vicino alle nuvole ne è altresì una protagonista assoluta.

La sempre ottima traduzione di Fabio Cremonesi ha reso possibile che anche in Italia ci si possa identificare ancora una volta con un libro ispirato a eventi reali accaduti a migliaia di chilometri di distanza, in un contesto così lontano da noi, l’America rurale. La bravura dell’autore sta nel suo sguardo che rende possibile che le tematiche da lui narrate siano riconoscibili  in modo universale: l’amicizia maschile, la natura grandiosa e selvaggia, le piccole comunità (siamo a Jackson, Wyoming), il capitalismo spinto che umilia fino a distruggere il sogno americano in un paese che è “il più grande del mondo … a patto di non rimanere senza soldi”, sono il perno di questo romanzo, che pian piano si trasforma in un noir a tratti piuttosto ansiogeno. 

 

Tre amici e una casa vicino alle nuvole

Tre amici, Cole, Teddy e Bart sono soci di un’impresa edile, la True Triangle Construction, alla quale viene offerta la costruzione della vita, quella che per i suoi risvolti economici potrà risolvere tutti i problemi e cambiare la loro sorte: devono ultimare l’edificazione di una casa stratosferica in una zona impervia e incontaminata spersa nelle Montagne Rocciose per conto di una misteriosa e ricchissima donna, Gretchen Connors. Un vero colpo di fortuna!

Ma non è tutto oro quello che luccica e il lavoro si rivela pressoché impossibile da portare a termine viste le tempistiche ristrettissime. Soprattutto li costringe a fare i conti con loro stessi e le loro fragilità, in un percorso evolutivo che per qualcuno sarà salvifico e per qualcun altro invece distruttivo. Sullo sfondo, una società impietosa che li pone di fronte a scelte irreversibili e drammatiche. Ci sono scene davvero brutali e raccapriccianti, inaspettate da questo autore, ma funzionali al racconto che nel complesso si rivela come una profonda riflessione su tematiche quanto mai attuali: la fine del sogno americano, il valore del tempo, la mitizzazione di alcune cose, qui una casa, che diventano veri e propri templi dell’avidità.

“Teddy aveva iniziato a considerare la casa come un tempio, pur non riuscendo a identificare di quale fede. La religione più ovvia sembrava essere il denaro, ma questo inaspettatamente lo turbò. Com’era possibile? Quella bellissima casa, che aveva trascorso così tante mattine a osservare – il sorgere del sole che riluceva dorato sulle finestre e sul tetto, il vapore della sorgente termale che velava l’aria fresca -, come poteva quella struttura essere niente più che un omaggio alla ricchezza? E qualora lo fosse, che luce gettava sui loro sforzi, su loro stessi?”

True Triangle Construction – fondata nel 2016

I tre amici sono diversi e complementari, ognuno rappresenta un vertice del triangolo che designa la loro società costruttrice di paradisi sulla Terra: a tratti Cole sembra esserne il leader, ma la narrazione confonde i piani e porta alla luce altre verità. Alla fine il logo da uno diventerà composto di tre triangoli interconnessi con quello più alto in mezzo: è davvero una meraviglia, sia nell’accezione di bellezza sia in quella di stupore, scoprire chi dei tre soci rappresenterà quel triangolo, “l’ultimo uomo rimasto in piedi, la montagna più alta di un’antica e fiera catena ormai in gran parte erosa”.

La solitudine

La solitudine è il tratto che accomuna tutti i protagonisti, anche Gretchen ne è pervasa.

Interessante il suo percorso, da bambina innamorata dei suoi formidabili genitori, dei veri maestri di vita per lei, e degli oltre quattrocento ettari di terreno sulle montagne oltre le nuvole dove sorge la Casa, all’avvocato di successo, “una vera fuoriclasse, una macchina per fare soldi sempre affidabile, come un trattore che non si rompe mai, non si ferma mai” ma “quest’abitudine era diventata anche un’ossessione, una compulsione, una spinta artificiale di cui voleva liberarsi.” E per farlo vuole dimettersi e trasferirsi nella Casa, “voleva riuscire a sentire tutto quanto sul posto: la luce del primo mattino in quella casa, il suo modo di danzare attraverso le finestre e sui muri; il vapore della sorgente termale che si condensava su certi vetri o rivestimenti laterali; voleva avere il piacere di chiedersi dove avrebbe tenuto i falchi di cui si sarebbe occupata in futuro.”

Capisce a un certo punto che deve anche imparare ad affidarsi, e lo fa grazie a una ragazza, Abby, che assume e che si rivela essere una spalla importante per lei. Abby, l’unica, forse, per la quale funziona il Godspeed.

I paesaggi

Su tutto sono sempre memorabili le descrizioni paesaggistiche di Butler, colui che sa far sentire il suono della neve e che ci porta proprio vicini alle nuvole. “In quei giorni di fine settembre e inizio ottobre che si accorciavano rapidamente, con il crepuscolo che si avvicinava veloce come un temporale imminente, gli uomini lavoravano per ore; arrivavano prima dell’alba, nel nero bluastro della notte che svaniva, quando le stelle sulle montagne erano così vicine, così precise da mozzare il fiato e far percepire per un attimo la verità del tutto, il fatto di essere solo dei puntini vivi su una grande biglia verdeazzurra che rotola attraverso il cosmo, sottoposti a moltissime leggi invisibili; vivi, ma solo per un istante, stagliati contro quel puro infinito di oscurità e spazio.”

Nessuna consolazione ma i valori a cui aggrapparsi

Nickolas Butler ci regala il canto di una solitudine disperata e il ritratto di una società capitalistica dove è un attimo perdersi e distruggersi, proprio come citato nella frase in esergo tratta da Crystalised, una canzone de The xx: You’ve applied the pressure / To have me crystalised (Sei tu che hai fatto pressione / Per rendermi cristallizzato). Non è un romanzo consolatorio mentre ci mette di fronte alla realtà, tuttavia ci spinge ad aggrapparci ad alcuni valori, veri e propri salvagenti per rispondere in modo salvifico alle domande che ci pone.

“La casa vicino alle nuvole” di Nickolas Butler, Marsilio Editori. A Garamond Type.

Laura Busnelli

Commercialista “pentita”, ho maturato anche un’esperienza pluriennale in Sony. Lettrice appassionata e tuttologa, all’alba dei quarant’anni mi sono scoperta scrittrice, dopo essermi occupata di correzione bozze ed editing. Sono stata anche una libraia indipendente per tre anni. E rimarrò una libraia per sempre. Operatrice culturale, racconto il mondo dei libri online, tengo una rubrica su libri a tema animali su RadioBau & Co. (web radio del gruppo Mediaset) e collaboro con l'associazione culturale "Librai in corso" nell’organizzazione di eventi. La mia rubrica qui si chiama "A Garamond Type" perché il Garamond è il carattere adottato per quasi tutti i libri italiani e Type sta sia per carattere, font, sia per tizio. E la tizia sarei io.

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