Editoriali

Perché continuiamo a comprare i libri su Amazon?

Amazon è oggi ciò che Google è stato a cavallo fra il 1990 e il 2000: una porta sul mondo. Una porta la cui maniglia non esiste; il cui stipite sembra aver ceduto sotto il costante scorrimento automatico.

Oggi, per esempio, mi sono decisa ad acquistare il pomello del cambio della mia Peugeot. Un automatismo ed ecco che mi ritrovo nella sezione dedicata alla vettura per la quale posso associare un “il mio garage” così da visualizzare solo i prodotti inerenti.

Automatismo è la parola corretta. Ma non è Amazon il problema. Siamo noi e per essere ancora più specifici, è la cultura della condivisione:

La cultura della “condivisione” è la commercializzazione radicale della nostra vita. Internet non unisce, ma divide. Genera un venefico narcisismo digitale. La sua estrema personalizzazione restringe, paradossalmente, i nostri orizzonti. E divora le fondamenta stesse della democrazia rappresentativa.

Queste sono le parole del filosofo Byung-Chul Han di cui Edizioni Nottetempo ha pubblicato diversi saggi (pochi giorni fa La Repubblica ha condiviso un’intervista). Parole che certamente riescono ad inquadrare la condizione di divisione che viviamo seppur in contesti condivisi.

Byung-Chul Han, Pinterest

Amazon: una libreria online?

Il primo motivo per cui un lettore – ma non solo – si rivolge al gigante è per la certezza. La certezza di trovare quello che cerca, nel modo più semplice e veloce che esista. Una libreria online per noi lettori, un luogo dove poter creare una personale wishlist condivisibile. Una piattaforma dove non troviamo mai fila neanche durante i saldi e che non dice mai: devo ordinarlo, ti chiamo fra 10 giorni.

Il lettore ha sempre davvero bisogno di acquistare il libro e averlo fra le mani nel giro di un giorno? Oppure sono l’automatismo e la soluzione più semplice e immediata che ci fanno richiedere il servizio Prime e il Paga con un click?

Amazon: il luogo sicuro

Quando siedi nella business class del Prime non puoi fare a meno di usarla. I negozi sono chiusi alle 23 ma proprio in quel momento ci si accorge di aver bisogno di un poggiapiedi, di un avvitatore o persino di un libro. E pur sapendo che prima di un paio di giorni non potremmo averlo noi scegliamo di acquistarlo, di sentirci al sicuro sapendo che qualcuno provvederà al nostro bisogno.

Questo è uno dei motivi per cui molti utenti scelgono di acquistare online e non solo su Amazon. Diverse sono le piattaforme che consentono, seppur in tempi differenti, di ricevere a casa il volume tanto desiderato, il braccio della doccia o il vaso della nonna che si è rotto. L’attesa e il desiderio si concretizzano con una mail che ci conferma la presa in carico dell’ordine e da quel momento il resto non ha importanza.

Amazon: le spese di spedizione (non) pesano

Le librerie non hanno spese di spedizione ma non ci consentono, sempre, di uscire con le mani occupate dalla shopper piena. Piattaforme come Amazon invece si. Spese di spedizione che raramente pesano ma che se si è in business class si ammortizzano dopo una manciata di minuti.

Amazon: la scelta più semplice

Su un articolo apparso su El Pais si riflette sul concetto di etica e moralità. È etico acquistare su Amazon? Di certo è una scelta, non un’imposizione. Dunque perché si discute con facilità su di chi sia la colpa dell’indebolimento dell’editoria – e di qualsiasi altro settore ?

In una società dove tutto si muove in fretta abbiamo bisogno di chi si prenda cura di noi e dei nostri bisogni. Corriamo in un piano sequenza senza voce, alla ricerca della soluzione perfetta alla nostra mancanza. Una mancanza che non si riempie e non si sazia se poi ci chiediamo perché i centri storici si svuotano delle piccole vecchie pizzicherie.

Amazon: assumerci la responsabilità

Non è niente di nuovo questo articolo perché non punta a risolvere alcun problema. L’obiettivo finale è quello di riflettere sulla rabbia che si scatena online al grido di Amazon, di librerie aperte in periodo di Covid. Amazon è solo una delle tante piattaforme. Una che però funziona secondo le esigenze specifiche di ogni utente.

La colpa può cadere davvero sempre su chi ci suggerisce cosa ci piace?

Ylenia Del Giudice

Classe '89, romana. Appassionata dell'arte in generale, di mercatini e di tutto ciò che non conosco, lavoro in una tipografia tra inchiostri e grafiche. Non amo affatto le imposizioni e mi piace sperimentare perché mi annoio spesso. Dormo poco, bevo tanto caffè e sono una fan dei telefoni spenti.
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