Ho l’onore di inaugurare questa rubrica che spero ci dia molti spunti utili per nuove letture e per interessanti riflessioni. Per Iniziare ho scelto un piccolo libro dal titolo volutamente provocatorio “Dovremmo essere tutti femministi” di Chimamanda Ngozi Adichie, che per chi non la conoscesse è una scrittrice nigeriana, molto impegnata sul fronte della causa femminile e in generale sulla lotta agli stereotipi di vario genere.

Il discorso verte sì su quanto promette il titolo, ovvero sulla disparità di genere, con punte in alcuni passaggi anche umoristiche, ma oggi vorrei soffermarmi su una parte che riguarda in realtà tutti…e anzi forse riguarda quasi di più gli uomini e la “gabbia” culturale entro cui vengono cresciuti ed educati.
Nonostante si siano fatti molti passi in avanti indubbiamente, ancora i bambini vengono indirizzati verso modelli precostituiti, che non prendono in esame le differenze che non sono non solo di genere, ma esistono tra persona e persona. Non rispettano le inclinazioni, non considerano che un bimbo può sentire il bisogno di piangere anche se è maschio o di coltivare un interesse diverso da quello che tradizionalmente è ritenuto “adatto”. E questo avviene un poco in tutti gli ambienti, anche in quelli che si ritengono “illuminati”: non cadere nella trappola della consuetudine è assai complesso, faccio coming out, è capitato anche a me.
In un passaggio, l’autrice ricorda un dialogo avuto con un amico, uomo di cultura e mentalità aperte, che le diceva in certo qual modo “sei fissata, ormai non è più come una volta”. Arrivati davanti a un ristorante insieme però, Chiamamanda dà una mancia a un parcheggiatore particolarmente plateale, che però ringrazia lui. E non lei che ha materialmente pagato, perché “è l’uomo che paga, di certo lei non aveva soldi suoi”. E l’amico, basito, capisce.
Ho letto questo libro e visto il filmato (dura poco più di 20 minuti, fatevi questo regalo) più volte negli anni, amo questa autrice di cui vi consiglio di leggere un libro molto bello che si intitola “Americanah”, mi faccio molte domande anche sul MIO metodo educativo e ancor di più su quanto trasmetto ai miei figli con l’esempio che ogni giorno gli do. Perché non bastano moniti e “istruzioni”, i figli apprendono anche guardando e respirando l’aria che gli sta attorno.
Così ieri sera, mentre riflettevo su cosa scrivervi oggi, ho d’istinto cambiato la mia proposta, rimandando il libro che avevo scelto al prossimo mese (se non mi capita sotto gli occhi qualche altro che lo scavalchi).
C’è nel nostro Paese una grossa resistenza ad introdurre a scuola uno spazio dedicato all’educazione sentimentale, all’educazione alle differenze e al rispetto per queste differenze, che sono biologiche (e su questo poco c’è da dire), ma anche di molti altri tipi (e su questo sì che forse c’è da dire e da fare). C’è resistenza, quasi che parlare di rispetto e di opportunità equivalesse a parlare di robe “intime” (che poi, data l’ignoranza sulle robe intime di molti giovani probabilmente sarebbe pure buono parlarne), eppure i recenti fatti di cronaca dimostrano che di questo ci sarebbe un bisogno assoluto, che non è più differibile.
Come l’autrice però vado un poco oltre e penso che una evoluzione culturale come questa libererebbe anche gli uomini, spesso quasi “costretti” a dimostrare “muscoli” anche quando non ne hanno voglia o non sentono nella loro indole questa esigenza così “maschia” (per dirlo in parole molto povere).
Tutto ciò è forse incompatibile con la nostra cultura come molti pensano?
“La cultura non crea un popolo, il popolo crea una cultura”
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“Dovremmo essere tutti femministi” di Chimamanda Ngozi Adichie, edizioni Einaudi. Libri in Pillole.

