“Il letto cinese” di Anna Luisa Pignatelli

Car* ******,
Avevo, evidentemente, aspettative più basse di quelle che mi sarei attesa avere, o di aspettative forse non me ne ero fatte. In ogni caso, questo libro, “il letto cinese” di Anna Luisa Pignatelli, le ha superate.
All’inizio, è vero, ho fatto un po’ fatica ad affezionarmi al protagonista, nonché voce narrante: un ragazzo scapigliato e grezzo che cresce durante gli anni di piombo, che sgomita per arraffare un po’ di spazio e di libertà; sgomita, in fondo, con gentilezza, anche se nessuno, o quasi nessuno, riesce a capirla. Così passa spesso, agli occhi degli altri – e anche dei miei finché non ho imparato a guardarlo – come un buono a nulla, uno per cui non vale la pena schierarsi, uno da compatire e nulla di più, ******. Alla sua vita, nel libro, si intreccia poi quella dello zio del ragazzo, un uomo al completo opposto: un’identità sopraffatta dall’egoismo, un nome affermato, accompagnati dalla pretesa ormai ferrea di aver raggiunto molteplici obiettivi in una vita compiuta. Lui è un professore e sinologo, pluripremiato e riconosciuto.
Questa passione per la storia e la cultura cinesi che lo zio cerca di trasmettere al ragazzo è il collante tra i due: lui è, per tutto il libro, la figura che detta al protagonista, suo nipote, la storia degli ultimi imperatori della dinastia Qing, in particolare di Tsu Hsi, imperatrice madre, e Kuang Hsu, il sovrano cinese.
L’unico collante, quello di figure della storia cinese così controverse e rappresentative di un libro così intrinsecamente simbolico? Non credo. No: il collante tra due personaggi tanto articolati risiede – lo scoprirai leggendo – in molto altro, molto più profondo. Non so se chiamarla irrequietezza, solitudine o perdizione, ma in qualche modo lo zio e il ragazzo sono l’uno lo specchio dell’altro. O meglio, l’uno è ciò che all’altro manca, che l’altro desidererebbe, e al contempo da cui si tiene alla larga. La storia dell’imperatrice, quello sfondo così brusco, ne è il compendio in qualche modo.
Così, trasportata da una penna estremamente scorrevole e non troppo intensa, mi sono ritrovata immersa nella vita di questo ragazzo, con un carico di incomprensioni e tenerezza costanti, fino alla fine. Anche le ultime pagine, non temere, non ti abbandonano affatto. È una conclusione, quella che ti offre “il letto cinese”, che, a ben pensarci, non potrebbe essere diversa, ma che, voglio che sappia che sono sincera, un po’ non mi aspettavo, e un po’ non desideravo, perché non mi ha dato il tempo di capire.
”il letto cinese” di Anna Luisa Pignatelli, edizioni Fazi Editore, libri in lettere



