“Il club delle arzille detective” di Amanda Ashby: quando la pensione non è affatto noiosa

Ginny ha sessant’anni, è rimasta vedova da pochi mesi e ha deciso di ricominciare a vivere e lavorare nel piccolo paese di campagna dove suo marito aveva scelto di trascorrere la pensione. I dubbi sono tanti e le opportunità poche, così decide di cogliere al volo l’occasione di diventare assistente bibliotecaria part-time.
Adotta, o meglio, viene adottata, da un gatto e da un gruppo di vedove come lei: Hen, JM e Tuppence. Unica nota stonata, la bibliotecaria in carica, Louisa, che si dimostra fin da subito spocchiosa e incompetente.
Il secondo giorno di lavoro dimostra che il nuovo inizio di Ginny sarà tutt’altro che tranquillo, infatti si imbatte proprio nel cadavere della bibliotecaria, apparentemente vittima di un incidente, in realtà assassinata. Quando le indagini dell’ispettore di zona, che si rivela essere lo scorbutico vicino di casa di Ginny, si concentrano su una persona cara alle nuove amiche, la bibliotecaria part time si ritroverà costretta ad indagare suo malgrado.
L’autrice rivisita e mescola le carte, rifacendosi al “Club dei delitti del giovedì” di Osman, ma anche a “I delitti del Bar Lume” di Malvaldi, rimarcando il sotto testo della vita che a volte si può rivelare più interessante dopo una certa età piuttosto che in gioventù.
Una lettura piacevole, garbata, non scontata, dalla narrazione frizzante e non noiosa, di cui vale la pena fare l’esperienza.
Il libro, edito da Storm, è disponibile in versione cartacea e digitale.
“Il club delle arzille detective” di Amanda Ashby, edizioni Storm.




