“La figlia del clan” di Danilo Chirico con Giuseppina Pesce: la mafia vista e vissuta da dentro

La vita, per alcuni, è un travestimento. Uno scansare guai, problemi grossi. Se vivi nel sottobosco della criminalità organizzata, se ne sei padrone e padrino, trovi sempre un covo per nasconderti e dal quale continuare gli affari sporchi. Ignori la tua linea di successione, ma conosci perfettamente la linea che taglia in due la vita. La legalità e l’illegalità sono due parti con misure, spazi e pesi diversi.

Sono divise, rette parallele che si vedono, che stanno di fronte, che si studiano per ciò che poi lo spacco crea nella concretezza delle azioni, dei fatti, delle storie. Quindi, ci stanno i buoni ed i cattivi. Ci stanno pure la giustizia e la criminalità che conoscono assetti precisi, in cui le differenze sono chiare a tutti. Eppure, qualcuno, all’inizio, non percepisce la diversità tra gli evidenti contrasti. E la questione è semplice: per cultura e per appartenenza. La nascita non la decidi, la subisci. Se vieni al mondo da una famiglia mafiosa conosci e cresci solo con regole inquinate dai boss della malavita. Pensi, dapprincipio, che sia la norma non avendo un parametro di confronto in quanto vivi in un ambiente protetto, chiuso, blindato, controllato. Chi non fa parte del tuo mondo non si avvicina nemmeno a quel pericoloso perimetro. Però noti i dettagli, i comportamenti, i silenzi, che ti portano a riflettere. Allora, quella linea che taglia in due la realtà butta fuoco e lo scontro tra famiglia normale, di appartenenza, e quella mafiosa dilania i sentimenti. La responsabilità di ciò che si è tarchia quello che si diventa. Può avvenire, così, la rottura. Definitiva. Succede solo se si ha tanto coraggio e molta convinzione. Essere temuti, omaggiati, riveriti per le regole che impone la mafia, senza alcun appello, è la stortura dell’illegalità. Comprenderlo è un atto di ribellione, di rivoluzione culturale, di riscatto personale, di responsabilità.
In La figlia del Clan Un cognome da nascondere Un destino da riscrivere di Danilo Chirico con Giuseppina Pesce, edito da Piemme, conosci la storia di Giuseppina Pesce, una delle prime donne di ‘ndrangheta a pentirsi, a collaborare con la giustizia. E da quel momento perde tutto: la famiglia, il nome, la vita di prima e quella di dopo è fatta di spostamenti, di maschere, di travestimenti. Il suo cognome pesa. Lei bambina non lo sa, ma impara a capirlo. Giuseppina Pesce è cresciuta a Rosarno, nel cuore di uno dei clan più potenti della ‘ndrangheta. Figlia, sorella, nipote di boss. Nata in una casa dove il silenzio è legge e il sangue non si tradisce, a poco più di trent’anni sceglie di parlare. Di testimoniare. Lo fa per salvare i suoi figli. Spezza la catena e la sua vita si rompe e si ricompone.
Il libro è la testimonianza sconcertante di ciò che è la mafia vista e vissuta da dentro, nella “famiglia”. E’ anche la storia della rinascita dopo aver attraversato la tempesta della violenza, della colpa, della paura, dell’omertà. È la linea precisa del riscatto, del coraggio. Leggo Chirico e penso che serve leggerlo, più di ieri e più di domani. Servono i giornalisti seri e corretti, serve il coraggio dei tanti Pesce. Serve l dignità. Storia, scrittura e testimonianza sono talmente forti che il lettore entra a gamba tesa in un racconto in cui molto viene svelato specie quello che restava sospeso nell’immaginario collettivo. Il libro ha un valore enorme, inquantificabile.
“La figlia del Clan” di Danilo Chirico con Giuseppina Pesce, edizioni Piemme.



