“Adriatica” di Massimo Gezzi

Car* ******,
Mi è capitato spesso di osservare qualcuno con indifferenza per poi essere abbracciata dalla sua voce e dal suo carattere dopo appena il primo incontro. Succede con qualcuno, con qualcosa. Con qualsiasi cosa.
E del resto forse neppure la copertina di “Adriatica” appare appetibile, no? Se anche la notassi, la prima cosa che penseresti è che si tratta di un libro eclissato dalla propria timidezza.
Per questa ragione ti sto raccomando il libro: leggi solo la prima pagina, ti basta. Ti avanzerà, a dire il vero, perché forse anche solo il primo paragrafo è sufficiente a rapirti. “Adriatica” di Massimo Gezzi è quel tipo di lettura che non pretende di fare promesse, che non vuole colpire l’occhio, che non si vende. Funziona perché è fedele a sé sin dall’immagine della copertina, ma che con l’incipit ti apre a un mondo intenso e ruvido dagli strascichi decisamente dolceamari.
La trama raccoglie due storie parallele. La prima, quella di Emilie: si racconta da sola questa inquieta adolescente che desidererebbe solo, durante una sera di maggio ad Adriatica, incontrare la sua migliore amica, scrollarsi di dosso i suoi drammi e dimenticare la sua casa, sua madre. Con gli occhi ancora gonfi di lacrime inizia il suo travagliato resoconto, che si aprirà e si concluderà quella stessa sera.
La seconda storia è di Tullio, un uomo solo e silenzioso che conoscerai da fuori, da una terza persona precisa, dal tono malinconico. Anche Tullio quella sera si sente pesante, anche lui ha bisogno di prendere una boccata d’aria, di andare al molo per lasciare indietro l’odore acre della sua tristezza.
Sul molo le due storie si intrecciano per il tempo di qualche capitolo, attraverso un dialogo apparentemente insignificante, che sintetizza la collisione tra due mondi tormentati, tra due generazioni distinte, che si crucciano con la stessa pietà. E mentre ancora decidi a quale voce appartieni e quanto vuoi compatire, quel dialogo si chiude con la stessa brutalità con cui era cominciato.
Le serate di Tullio ed Emilie, dunque, tornano a chiudersi in sé stesse, e tu torni a seguirle con lo stesso attento interesse, mentre i tuoi due amici si affannano a vivere.
Sì, perché il fiato dei due personaggi, intriso di alcol, lo senti distintamente attraverso tutto il libro, così come la pesantezza dei loro pensieri. In effetti la penna di Gezzi rende l’esperienza della lettura molto tattile e concreta per via del suo taglio realistico e – di questo ti stupirai – incredibilmente versatile. “Adriatica” non è solo il libro di Tullio ed Emilie, ma anche quello di tutte le persone invisibili e, perché no, di alcune parti di noi.
”Adriatica” di Massimo Gezzi, edizioni Feltrinelli, libri in lettere



