Un libro tra le mani

“Splendi come vita” di Maria Grazia Calandrone, recensione: Un libro tra le mani.

SPLENDI COME VITA di Maria Grazia Calandrone è un libro molto particolare, in cui la scrittura prende il sopravvento sul contenuto, e non perché il contenuto non sia bello, anzi, ma la forma s’impone prepotentemente, facendoti oscillare continuamente sulla linea di confine tra poesia e narrazione.

È poesia che si fa romanzo, che sperimenta, che cerca la sua voce e messaggio universale.

E in questa sperimentazione linguistica, la Calandrone ci racconta la storia di una frattura, di una lacerazione, del progressivo andare incontro alla follia da parte di una madre adottiva che, nel momento in cui comunica la verità alla sua bambina (di soli 4 anni), non riesce più ad amarla come prima.
Una sorta di ribaltamento dei ruoli, ovvero non la figlia adottiva che si sente meno amata in quanto tale, ma la madre.
In preda alla paura di non essere amata come si può amare una madre naturale.

“Mentre scendiamo dall’autobus con le buste della spesa, il mare, sotto, muove la sua misura gigantesca, manovra le sue leve nell’olio azzurro del tempo. E noi, in alto, spendiamo.”

Splendi come vita

Ed ecco che la figlia (già inconsapevolmente reduce di un primo abbandono da parte della mamma biologica, morta suicida nelle acque del Tevere quando lei aveva solo 8 mesi), si ritrova ad amare follemente una mamma che non sta bene con se stessa, che lentamente si allontana, si fa nemica… e riversa su di lei tutta la sua inquietudine, la sua insoddisfazione.
Ma l’amore (di entrambe) è sempre lì, granitico, non si muove… e persiste negli anni, fino a quando l’età adulta di entrambe non consente una sorta di catarsi, un riavvicinamento, un perdono.

Lo stile poetico incide moltissimo sulla linearità della storia.
Il racconto, infatti, è pieno di omissioni, di fatti in realtà appena accennati, mai raccontati veramente (a volte qualche episodio è appoggiato sulla carta quasi per caso, slegato dal resto, non sempre funzionale…), quasi a voler lasciare al lettore l’onere di dare un senso a ciò che legge, secondo il proprio sentire, secondo le proprie percezioni, proprio come accade nella poesia.
Sono sempre stata convinta che la poesia (più che la narrativa) non sempre ci dice ciò che era nelle intenzioni del poeta, nel passaggio di mano (tra chi la scrive e chi la legge) avviene una sorta di trasformazione, un plasmarsi della parola secondo le necessità e lo stato d’animo di chi ne usufruisce.
Ce la cuciamo addosso, in un certo senso.

“E le parole vanno via da noi, semi sparsi come costellazioni nell’aria trasparente del mattino. Le parole ricordano tutto, quello che non sappiamo di ricordare. Per ciò, affidiamo loro la memoria. Per poi dimenticare, ancora e ancora, ripassare il raschietto sulla cera dei giorni.”

Non so se questo stile sia esattamente nelle mie corde, ma probabilmente  questa storia, così intima e dolorosamente delicata, andava raccontata proprio così.
 

 

 

“Splendi come vita” di Maria Grazia Calandrone, Ponte alle grazie . Un libro tra le mani.

 

Antonella Russi

Nata a Taranto, classe '76. Lettrice per passione, da sempre.

Articoli correlati

Back to top button