Un libro tra le mani

“Shy” di Max Porter: ragazzi problematici e solitudine

SHY di Max Porter 

(Sellerio editore)

É stato difficile “entrare” nel libro, riuscire a farmi coinvolgere da una narrazione ultra-frammentata, confusa, a tratti delirante, riuscire a gestire i cambi temporali, capire di volta in volta chi parla, quando, dove…

Ci sono libri che ti confondono di proposito, che ti prendono e ti fanno fare giri velocissimi su te stesso lasciandoti frastornato, un po’ smarrito, ma che riescono comunque a lasciarti addosso emozioni forti.

Questo libro, con me, ha fatto proprio questo: mi ha stordito per indebolirmi e poi sferrare il colpo.

Mi ha spiazzato, è vero, ma una volta che sono riuscita ad “orientarmi nel caos” della sua scrittura sperimentale, ne ho colto tutta l’intensità.

L’Ultima chance

Siamo nella testa di Shy, ragazzino problematico, ribelle, disorientato, che finisce “all’Ultima Chance“, istituto di riabilitazione per ragazzi difficili, ragazzi che sono stati espulsi da tutte le altre scuole.

Lo seguiamo in una notte in cui vaga alla ricerca di una soluzione al suo malessere e veniamo travolti da un vortice di pensieri, flashback, ricordi, voci che si mischiano e si confondono, ma che ci sbattono in faccia, in modo quasi violento, l’unica verità possibile, quella della solitudine.

Una solitudine profonda che coinvolge tutti i personaggi di questa storia, una solitudine interiore, una solitudine che è fatta anche di rabbia, di colpa, di deragliamento psichico.

Ed è proprio in questa psiche alterata che ci conduce Porter, lasciandoci in balia delle sue crisi, dei suoi pensieri pesanti come uno zaino pieno di pietre, di tutte le voci che si affastellano senza tregua nella sua mente e che lui cerca di zittire a suon di musica jungle e drum’n’bass.

 

Non ci si può fidare di nessuno. È per questo che ama così tanto la musica. La musica mantiene le promesse. Nel suono lui si sente sicuro. Da solo nelle sue cuffie. Niente barriere, niente giochetti. La musica lo accoglie.”

 

Confesso di essermi sentita “persa” in una narrazione fatta da piccoli blocchi apparentemente scollegati tra loro e da un’impaginazione che mi confondeva, ma dopo, a libro finito e col passare dei giorni, questa storia ha iniziato a sedimentare e a parlarmi, lasciandomi frustrata di fronte ad un mondo che se ne frega di chi non riesce a stare al passo, che volta le spalle a dei ragazzi infelici ed emarginati dal sistema, lasciando che si trasformino da problematici a pericolosi.

Ma Porter, in tutto questo buio, ci fa vedere una piccola luce e, quel puntino luminoso, è ciò in cui io voglio credere.

Il film

Il film tratto da questo libro, “Steve”, è bello, rende bene l’atmosfera che si respira leggendo il libro.

Il punto di vista è completamente spostato ed è quello di Steve, il preside dell’istituto, che nel libro è un personaggio appena accennato e piuttosto marginale.

La versione cinematografica è sicuramente piu lineare e comprensibile, più centrata sugli adulti (spesso problematici anche loro) che si muovono e agiscono per il bene di questi ragazzi.



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“Shy” di Max Porter, Sellerio editore . Un libro tra le mani.

Antonella Russi

Nata a Taranto, classe '76. Lettrice per passione, da sempre.

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