Un libro tra le mani

“Probabilmente mi sono persa” di Sara Salar: perdersi sotto il cielo stellato dell’Iran

PROBABILMENTE MI SONO PERSA di Sara Salar 

(Ponte 33 editore)

Ma che bella realtà è questa casa editrice che dà voce alla letteratura contemporanea di lingua persiana (Iran, Afghanistan,Tagikistan…) permettendoci di immergerci in pensieri, cultura, tradizioni e sentimenti a noi lontani, non solo geograficamente.

Probabilmente mi sono innamorata del titolo e della copertina prima ancora di scoprirne il contenuto, ma questo è uno di quei casi in cui l’abito fa il monaco (promette e poi mantiene)!

Il concetto di “perdersi” è tanto delicato quanto frantumabile in mille significati.

Ci si può perdere in tanti modi, ma ci si può ritrovare solo in uno: guardandosi dentro, ripercorrendo i passi fatti e cercando il punto esatto, le coordinate in cui ci si è impigliati, “il momento in cui tutto si è rotto dentro“(cit. “Poco più di niente“).

Qui a “perdersi” è una donna iraniana, smarrita in una Tehran caotica in cui la modernità è esplosa a dispetto del tenace conformismo morale così tanto radicato in quei luoghi.

Traffico, enormi cartelloni pubblicitari che catalizzano l’attenzione, la radio dell’auto che parla parla parla, tutto questo si fonde e confonde con il fiume in piena dei pensieri della protagonista, dei suoi ricordi, delle sue conversazioni con lo psicologo, delle elucubrazioni di un passato che non è mai passato veramente.

“… è come se mi fossi persa anni fa, persa in quel cielo di stelle di Zahedan.”

L’autrice prova a far perdere un po’ anche noi, slittando continuamente tra presente e passato senza avvertimento alcuno, ma dopo un primo impatto un po’ straniante si riesce ad orientarsi tra realtà, ricordi e immaginazione senza troppi problemi.

Questo perché ci troviamo di fronte ad un dialogo che la protagonista (ormai donna, sposata con un figlio piccolo) ha con se stessa, con quella parte di sé che è rimasta indietro, incastrata in un’amicizia adolescenziale irrisolta che l’ha profondamente segnata.

Gandom era tutto ciò che lei non era e avrebbe voluto essere.

Gandom é fuori dalla sua vita adesso (così come si perdono tante amicizie nell’ingresso nella vita adulta), ma continua a vivere e parlare nella sua testa, fino quasi a farla impazzire.

La sua è una voce confusa, affannata, frenetica, anche un po’ arrabbiata, forse per quello che non è riuscita a diventare, forse per quello che ha perduto strada facendo, forse per tutto quello che deve ancora affrontare. 

E attraverso tutto questo riusciamo anche a percepire un Iran molto contemporaneo e il ruolo delle sue donne.

Una lettura sincopata, che si legge un po’ rincorrendo questo flusso di coscienza febbrile, frammentato, in affanno e un po’ fermandosi a cercare di delineare una storia che lascia volutamente tante incognite irrisolte.

Forse non capiremo mai i suoi perché e i per come, ma attraverso il suo viaggio interiore magari riusciremo a recuperare pezzettini di noi persi per strada, rimasti impigliati in qualche cielo stellato del nostro io.

 

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“Probabilmente mi sono persa” di Sara Salar Ponte33 editore . Un libro tra le mani.

Antonella Russi

Nata a Taranto, classe '76. Lettrice per passione, da sempre.

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