Un libro tra le mani

“La vita davanti a sé” di Romain Gary, recensione: Un libro tra le mani

Con LA VITA DAVANTI A SÉ ho finalmente conosciuto Momò!

Sono andata a Belleville, sono salita al sesto piano di un vecchio palazzo senza ascensore e sono entrata nella casa di Madame Rosa.
L’ho vista seduta sulla sua poltrona, col kimono arancione giapponese, con i suoi 95 chili e i 30 capelli rimasti, intenta a farsi bella, a ritrovare nello specchietto qualcosa della giovane prostituta che è stata, qualcosa della ragazza ebrea sopravvissuta ad Auschwitz.
Ho visto il piccolo Banania con il suo perenne sorriso, Moïse l’ebreo, Momò il musulmano e tutti i bambini che vivono con Madame Rosa, figli di prostitute che, pur di non perderli, li nascondono da lei (dietro compenso, quando possono…).

Ho ascoltato i saggi consigli del Signor Hamil e le diagnosi mediche del dottor Katz, ho toccato con mano la generosità di Madame Lola, ex pugile travestito che “come lei non c’è nessuno“, ho visto un gruppo di sciamani darsi da fare per mantenere la vita in circolo in un corpo che non ne vuole più sapere…

“Certi bambini non sanno che esistono le mamme”

Ho conosciuto, insomma, questa variopinta e multietnica comunità di emarginati, sempre pronti ad aiutarsi, a sostenersi (e non solo metaforicamente), indipendentemente dalle loro origini, usanze, età, religione, gusti sessuali… perché quando la vita ti porta giù, sul fondo, quando non hai più nulla, neanche un pezzo di carta che attesti la tua esistenza (magari solo delle carte false in piena regola!), be’…allora su quel fondo ti arrangi come puoi, impari a viverci, ad amare, ad essere felice.

“Si può vivere senza amore?”

Ho visto tutto questo, ma soprattutto ho sentito Momò che, con la sua lingua inventata, ironica, approssimativa e dolcissima, mi ha raccontato tutta la loro storia… e ciò che adesso mi porto addosso è la sensazione di aver letto un grande libro sull’inclusione, sulla solidarietà, sul rispetto dell’altro e sull’eutanasia.
Un libro sulla famiglia, quella non dettata dai legami di sangue ma quella per caso, sulla demenza senile e sull’affetto incondizionato, sincero e reciproco tra una donna anziana e un ragazzino.

“Io se fossi in grado mi occuperei unicamente delle vecchie puttane, perché le vecchie non hanno nessuno. Prenderei solamente quelle che sono vecchie, racchie e non servono più a niente. Sarei il più grande poliziotto e prosseneta del mondo e con me nessuno vedrebbe mai più una vecchia puttana abbandonata piangere al sesto piano senza ascensore.”

Mi porto sulla pelle e nel cuore un grande senso di tenerezza, un sorriso lieve e una carezza.

Il finale è meravigliosamente dolceamaro.
Non ho pianto, perché Momò non è un tipo da piagnistei, lui è così inconsapevolmente ironico, così bravo ad adattarsi, ad andare avanti, ostinato e fiducioso, a trovare il bello e il buono anche nella merda, che non apprezzerebbe le nostre lacrime.

Quindi buona vita a te, Momò, felice di averti conosciuto 💜.

“La vita davanti a sé” di Romain Gary, Neri Pozza Editore . Un libro tra le mani.

 

Antonella Russi

Nata a Taranto, classe '76. Lettrice per passione, da sempre.

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