“I ragazzi della Nickel” di Colson Whitehead: violenza, razzismo e tanta ingiustizia

I RAGAZZI DELLA NICKEL (Colson Whitehead)
(Mondadori editore)
Ho riletto questo libro a distanza di 6 anni, mi era piaciuto allora e mi è piaciuto, forse ancora di più, adesso.
Whitehead ci racconta una storia inventata sulla base di vicende realmente accadute, e questo rende la lettura del romanzo ancora più dura e difficile da digerire.
Un libro che parla di violenza e di razzismo, di diritti civili negati e di soprusi, di pestaggi e di stupri, di punizioni e di morte.
Un libro che parla soprattutto di ingiustizia, quella che ti fa arrovellare le budella e schiumare di rabbia.
Un libro che parla di giovani ragazzi dell’America degli anni ’60 ai quali è stata negata la possibilità di avere una vita dignitosa o di riscattarsi per ciò che la vita ha tolto loro fin dall’infanzia.

Elwood è un ragazzino nero, intelligente ed onesto, abbandonato dai genitori e cresciuto con la nonna.
Elwood è volenteroso, studia, lavora in una tabaccheria e cresce ascoltando i discorsi di Martin Luther King, sognando un futuro in cui anche i neri potranno frequentare gli stessi posti dei bianchi e sentirsi finalmente “liberi“.
Un futuro in cui i neri non siano condannati per non aver ceduto il passo ai bianchi per strada e che non siano accusati di reati mai commessi solo sulla base del colore della pelle.
Proprio come è successo a lui.
Un passaggio in auto dalla persona sbagliata (mentre è diretto al college) ed ecco che si ritrova rinchiuso alla Nickel Academy, una scuola/riformatorio per minori, sia bianchi che neri, ma rigorosamente separati.
Ed ecco che…quello che sarebbe dovuto essere un istituto di correzione, si rivela invece un luogo di torture fisiche e annientamento della personalità.
“Ecco cosa ti faceva la scuola.
Non si fermava quando uscivi. Ti storceva in tutti i modi finché non eri più capace di rigare dritto, e quando te ne andavi eri ormai completamente deformato.”
Ragazzi frustati fino a lasciare solchi nella carne (e nell’anima) difficili da rimarginare, rinchiusi per mesi, o anni, in celle buie in cui impazzire, oppure in “scatole del sudore” in cui morire…
Vite soppresse con la facilità con cui si spegne una sigaretta e poi sotterrate in cimiteri di fortuna, corpi mai reclamati da famiglie inesistenti o semplicemente disinteressate…
Era una follia scappare, ed era una follia anche non farlo.
Ma chi ci è riuscito…si è davvero liberato della Nickel?
Temo di no.

Whitehead ha inventato la triste storia di Elwood, ma la Dozier School for Boys di Marianna, in Florida, è realmente esistita ed al suo interno sono successe cose verosimili a quelle che lui ci racconta in queste pagine.
Un romanzo duro, ma scritto con sensibilità straordinaria.
Un romanzo per non dimenticare un passato non troppo lontano, il cui spettro non è forse mai stato debellato.
Dovremmo leggerlo tutti, e alcuni ancora più di altri.
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“I ragazzi della Nickel” di Colson Whitehead, Mondadori edizioni. Un libro tra le mani.



