“Oppure il diavolo” di Luca Tosi: la vita in provincia, tra chiacchiericcio e solitudine

Adolescenza, formazione, spazi angusti, pregiudizi, identità fluida: ci sono tanti ingredienti all’interno di questo piccolo e breve romanzo di Luca Tosi, ma sono ben dosati, perché si mischiano gradualmente per far sì che si possa sentire ogni sapore, spesso dal retrogusto amaro, dell’esperienza di un ragazzo che nasce, cresce e si sviluppa all’interno del piccolo borgo di Poggio Berni, una sorta di luogo sospeso tra la quiete della provincia e la sottile, costante e fastidiosa violenza del chiacchiericcio.
Natale, così si chiama il protagonista, cresce sentendosi costantemente fuori posto, schiacciato da una parte dal severo sguardo della piccola comunità, incredibilmente sempre pronta a osservare tutto, a giudicare tutto, a etichettare tutto, e dall’altra parte, dal comportamento di una madre, la sua, che non conosce affetto, dura, ruvida, insoddisfatta della propria vita e, di conseguenza, del proprio figlio.
In questo microcosmo che sa di stantio, dove l’obiettivo principale sembra essere quello di sapere tutto di tutti, ogni incertezza di Natale diventa quasi una colpa, ogni differenza viene prontamente giudicata, messa sotto la lente d’ingrandimento da chi, forse per rinsaldare il senso di comunità, preferisce emarginare tutto ciò che non è in linea con il comportamento socialmente riconosciuto. Eppure Natale, indossando l’armatura dell’indifferenza, cerca di superare queste barriere che appaiono insormontabili, in un tentativo continuo di definire la sua identità, di dare forma e colore ai propri desideri e alle proprie paure, malgrado l’ambiente circostante sembri quasi volergli impedire anche solo di respirare.
E poi la madre, una figura fredda, distante, la rappresentazione dell’amore negato, di un’affettività mutilata che lascia lacune profonde in Natale, perché la sua violenza, sia psicologica che fisica, diventa un riflesso di quel mondo che non sa accogliere, non sa ascoltare, neanche capire, ma che anzi reprime e punisce tutto ciò che non comprende.
Così Luca Tosi dipinge la fragilità della vita in provincia, fatta di silenzi, sguardi e giudizi che soffocano quasi più dell’aria stessa, e per Natale la sola uscita da Poggio Berni diventa un gesto di salvezza: un tentativo di respirare lontano da quel paese che, pur chiamandosi casa, è ormai diventato un carcere senza mura.
La scrittura di Luca Tosi è fresca, agile, si incunea tra le pagine, sorprende e diverte, ricorrendo spesso anche a espressioni dialettali in romagnolo, con uno stile che mi ha ricordato le vibrazioni che mi hanno regalato alcuni libri di Paolo Nori, “Bassotuba non c’è” su tutti.
“Oppure il diavolo” di Luca Tosi, edizioni Terrarossa. Libri in Pillole.



