Un libro tra le mani

“Certi bambini” di Diego De Silva: C’è chi la domenica compra le paste, e poi ci sono certi bambini…

“CERTI BAMBINI” di Diego De Silva 

(Einaudi)

Certi libri…

Certe parole…

Certe storie…

Certe vite sembrano normali e non lo sono per niente, eppure esistono: ci sono bambini di 10-11 anni che sono già parte integrante del tessuto criminale di una città, che magari la mattina si svegliano, si prendono cura dei loro cari più anziani, poi si preparano ed escono per commettere un omicidio.

Bambino, omicidio.

Due parole che non dovrebbero mai comparire nella stessa frase.

Certi bambini non hanno diritto al gioco, alla spensieratezza, alla leggerezza dei propri anni, perché l’ambiente in cui sono nati e cresciuti si è mangiato la loro infanzia.

Divorata.

Si ritrovano già grandi, con i pensieri, la rabbia, il coraggio e la cattiveria di un adulto.

Non vanno a scuola, ma prendono lezioni di vita da malavitosi pronti a sfruttarli per i loro tornaconti, consapevoli ed anche orgogliosi di “formare” dei futuri boss.

Ed ecco che questi bambini, addestrati all’ubbidienza, imparano a sopravvivere tra furti, pestaggi, prostituzione, giochi di potere, sono costretti inconsciamente ad incarnare una certa tipologia di maschio, macho, tossico, che non deve mai mostrarsi debole, mai avere paura, mai piangere, mai tirarsi indietro di fronte ad una sfida (anche a rischio della vita)… altrimenti è un “ricchione“, e se sei ricchione sei fuori, se manifesti debolezza vieni abbandonato.

Rosario.

De Silva ci fa entrare nella vita di Rosario, nel suo apprendistato di killer-bambino, mostrandoci tutto il buio e la puzza di un’esistenza già segnata, ma costellata di piccolissimi momenti in cui l’innocenza dei suoi anni riesce a infiltrarsi nella coltre di violenza quotidiana, e questi sprazzi di luce portano il nome di Caterina.

Caterina ha 17 anni, è incinta ed è ospite di una Comunità di assistenza gestita dalla parrocchia.

Davanti a lei torna ad essere un bambino, affiorano in lui sentimenti sconosciuti come l’amore, l’imbarazzo, la vergogna…

Forse Caterina avrebbe potuto salvarlo.

Avrebbe potuto.

Forse.

Duro, spietato, un libro che ti annoda le viscere.

Pubblicato nel 2001 (già precursore di “Gomorra” e di tutto quel filone narrativo), lo leggo con ben 24 anni di ritardo eppure non percepisco neanche un velo di polvere depositato su questa storia, terribilmente attuale, come una ferita aperta, sanguinante, che non ha nessuna intenzione di rimarginarsi.

E questo accade solo alla buona letteratura, quella che non scade, che non è succube di una moda del momento, che continua a dire quello che voleva dire.

E De Silva si dimostra un autore straordinario, eclettico: questo infatti è l’altro De Silva, quello che lascia l’avvocato Malinconico e le sue elucubrazioni (che pure mi piace parecchio) e si riveste di una profondità, ferocia e realismo che spiazzano, pronto a raccontare l’infamia degli uomini e le loro bassezze, capace di affrontare tematiche pesanti e indigeste con uno stile asciutto ma comunque ricco, preciso nella sua brutalità ma non morboso, capace di indignare e di commuovere.

C’è chi la domenica va a comprare le paste, e poi ci sono certi bambini…

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“Certi bambini” di Diego De Silva, Einaudi editore . Un libro tra le mani.

Antonella Russi

Nata a Taranto, classe '76. Lettrice per passione, da sempre.

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