Recensioni

“Ufo 78” di Wu Ming: recensione libro

“Extraterrestre portami via
Voglio una stella che sia tutta mia
Extraterrestre vienimi a cercare
Voglio un pianeta su cui ricominciare”

Come posso fare a spiegarvi quegl’anni?
Quali anni?
Ma quelli del titolo, su!

Non posso, erano i miei vent’anni, mica i vostri… i miei stupidi vent’anni, perché “a vent’anni si è stupidi davvero, quante balle si ha in testa a quell’età” e quante ne aveva in testa il mondo, di balle, tra ufo che apparivano e uomini che sparivano, e altri uomini a cercare quelli che sparivano e a scovare e classificare quelli che apparivano. E chissà se tra le due cose c’era un nesso, quando a sparire erano uomini di potere e ad apparire erano le solite italiche trame destinate a essere ingoiate da un buco nero, galattica alternativa all’insabbiamento.

Come posso fare a spiegarvi l’ossessione per gli UFO di quegl’anni? Il mondo era diventato troppo piccolo o troppo inospitale, e urgeva trovare un’alternativa. Dopo i trapianti la scienza non toccava più i cuori delle persone e serviva una nuova scienza, una nuova fantastica scienza. Magari nuovi mondi o piccoli mondi protetti, comunità, rifugi per l’umanità intera i primi, e rifugi per chi orbitava intorno alla dipendenza più devastante di quegl’anni, i secondi.

Non posso, ma posso dirvi che se il nome di Martin Zanka può dirvi poco, e magari può dirvi poco anche quello di Peter Kolosimo, fondatore della “paleocosmonautica”, è perché vi siete persi le gesta di un mio antesignano concittadino, capace di trasformare la fantasia in saggistica, un mida da milioni di copie. Comunista duro e impuro, come lo definiscono i Ming, che aveva cominciato come giornalista all’Unità per diventare scrittore tradotto in sessanta paesi, ipotizzando visite extraterrestri sul nostro pianeta in tempi antichissimi. Sognava una testa di ponte tra antichi e nuovi visitatori della terra che avrebbero potuto darci una mano a realizzare una galattica utopia sociale. Poco vi potrebbe dire anche il nome del suo istrionico e vulcanico editore, SugarCo, ma potrebbe aver fatto tana nel vostro padiglione auricolare almeno il loro titolo più venduto: “Non è terrestre”. Nutro poche speranze anche sul fatto che riusciate a scoprire che casa editrice si cela sotto il nome di “Sugli alberi le foglie”, ma se sarete così “sensibili”, capirete il motivo per cui né io né i Ming siamo disposti ad aiutarvi… e poi il divertente del libro è anche questo esercizio enigmistico, che si somma agli enigmi della ragion di stato e a quelli del cosmo.

Come posso fare a spiegarvi cosa significa ciapapuer? di cosa era l’acronimo il Grucat? …dov’è il Musinè, l’unica montagna dove sarebbe servito almeno un posteggiatore, abusivo o meno, per far atterrare gli UFO? …spiegarlo a voi che magari ignorate pure che Palazzo Nuovo in quegli anni era già molto poco nuovo, ma sporco e fatiscente, come l’antro di un alchimista, eppure straordinario crogiolo di nuove idee. Fatevi un giro a Torino, tra nuovi grattacieli e vecchi ciapapuer, magari per il prossimo Salone del Libro, e il bicerin Al Bicerin (è lì che vi aspetta dal 1763) lo offro io.

Certo, non basterà leggere questo libro per farvi rapire dagli alieni, o per evitare di esser rapiti dalle Brigate Rosse, ma è facile che possa bastare leggere questo libro per farvi rapire da questo libro e dalle storie che avete vissuto o che faticherete a credere che qualcuno possa avere davvero vissuto. Perché i Ming da “Q”, firmato come Luther Blisset, in avanti, hanno avuto la capacità di rapire frotte di lettori… anomali scrittori alieni ai tradizionali canoni editoriali e disponibili a farsi leggere a ufo, senza che il valore dei loro romanzi si svaluti di un euro.

Straordinario collettivo di scrittori, maestri nel dispensare misteri e seminare prolessi:

“ – Ho perso due ragazzi, disse Simone a Gheppio… – da quanto? – Due ore… E certo né Gheppio né Simone immaginavano che in futuro, a quella stessa domanda, avrebbero risposto due giorni, due settimane, due mesi, due anni.”

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“Ufo 78” di Wu Ming, edizioni Einaudi. I libri di Riccardo

Riccardo Gavioso

Nasce a Torino nel 1959, dove si laurea in Giurisprudenza. Ma ormai incerto su chi fossero i buoni e i cattivi, e pur ritenendo il baratto una forma di scambio decisamente più evoluta del commercio, da allora è costretto a occuparsi di quest’ultimo. Inevitabile, quindi, che l’alienazione professionale lo spinga tra le braccia di una penna e che la relazione, pur tra alti e bassi, si protragga per diversi anni. Poi, deluso in egual misura da quel che si pubblica e da quel che non si pubblica, smette di scrivere narrativa e si occupa di giornalismo collaborando con diverse testate di rilievo e creando un blog che arriva a incuriosire diecimila lettori al giorno. Torna alla narrativa con Arpeggio Libero con cui pubblica attualmente. Ha ottenuto diversi riconoscimenti per i suoi racconti. Nel 1997 è stato finalista al Premio Internazionale di Narrativa “ Il Prione ”.

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