Vite di uomini non illustri, Giuseppe Pontiggia. La straordinarietà di vite ordinarie
Quando le storie si intrecciano alla Storia

C’è una normalità che diventa straordinaria in quest’opera di Giuseppe Pontiggia nella quale le biografie di persone comuni vengono narrate come se si trattasse, appunto, di personaggi illustri.
In Vite di uomini non illustri, la grandezza di quello che a mio avviso è uno degli scrittori più talentuosi della nostra letteratura, forse mai abbastanza celebrato, risiede nella capacità di incatenare il lettore a dettagli minimi che, tuttavia, assurgono a punto di svolta nelle esistenze dei personaggi. Inchiodandoli, spesso, a paure superflue, ricordi mai esistiti, sensi di colpa erroneamente indotti.
Quando le storie si intrecciano alla Storia

E così scopriamo che la signora Prinzhofer, il 10 giugno del 1940, mentre ascolta alla radio la proclamazione dell’entrata in guerra, scopre un capello femminile sulla giacca del marito; che la vita di Ezio Venturini, il cui padre, alcolista violento e adultero, è stato cacciato di casa dalla cognata quando Ezio ha solo pochi mesi, sarà influenzata per sempre da un ricordo immaginario; che Antonio Vitali riesce a decidere di sé stesso solo a sette anni dalla pensione, dopo una vita vissuta schiacciato dal senso di colpa inflittogli dalla madre, a causa di un parto doloroso e lacerante.
Vite di uomini non illustri: la straordinarietà della condizione umana.
In quest’opera ci troviamo di fronte a esistenze dal doppio fondo che, dietro i freddi dati della biografia e dei ruoli ufficiali, nascondono trame segrete e insospettati alter ego. Magistrale l’abilità di Pontiggia di tessere insieme i fili delle inquietudini individuali con quelli della Storia che entra nelle case dei personaggi senza bussare.
Ma la vera protagonista di questa raccolta è la lingua: un magma cangiante che si adegua ai periodi e alle sfumature del tempo narrato, facendosi polifonia di stili e intreccio di voci. Un intreccio attraverso il quale Pontiggia conferisce calore all’elemento biografico e, strappando dal buio dell’anonimato vite apparentemente ordinarie, mette in luce la straordinarietà della condizione umana.
IL VINO
In omaggio alle origini lombarde dell’autore, il vino da abbinare a questa lettura è un Sangue di Giuda DOC dell’Oltrepò pavese, intenso, carezzevole ed equilibrato, come la scrittura di Pontiggia.
LE CITAZIONI

“Questa scena, che segue di pochi mesi la sua nascita, gli verrà raccontata ripetutamente nei primi anni, soprattutto dalla zia, che alzerà ogni volta il dito e la voce, ribadendo la condanna. Lui, uscendo sul pianerottolo e abbracciando la ringhiera, finirà per vedere in fondo alle scale suo padre che si avvia all’uscita. E questo ricordo immaginario sarà il più tenace e terribile della sua infanzia”.
“- Mi sento rinascere” dice il 7 maggio 1985 al commendator Mambriani, l’ufficio in penombra, nel tardo pomeriggio in cui viene convocato per spiegare le dimissioni. – Non so se è la causa o l’effetto della mia decisione”. – Ma non pensa al futuro?” gli chiede, austero e grave il commendator Mambriani, immobile nella poltrona come un monarca assiro. – Pensare al futuro è sempre stato il mio modo di punirmi. Ora basta”.
Vite di uomini non illustri, Giuseppe Pontiggia, Mondadori, a cura di Sopra le righe.



