“I convitati di pietra” di Michele Mari: una macabra riffa tra ex compagni di classe

È il 1974: trenta compagni di classe di un liceo milanese decidono, tra il serio e il faceto, di organizzare una macabra riffa. Ogni anno verseranno una quota, e solo l’ultimo di loro che nel tempo sopravviverà riscuoterà l’intera somma. Stabiliscono, pertanto, di incontrarsi ogni anno a una cena di classe per fare il punto della situazione, verificare la somma raggiunta e scoprire le eventuali malattie di cui ognuno di loro è affetto.
Vite a perdere
Inizia, così, uno spietato gioco al rialzo, dove tutto è ammesso e dove alcuni non esitano a ricorrere ai più spregevoli espedienti pur di restare in gara.

Con una prosa letteraria e ricercata, ma che al tempo stesso assume la freddezza del reportage, ne I convitati di pietra l’autore indaga le vite miserevoli e vuote dei protagonisti, le loro manie, i livori e i loro rimpianti. Esistenze che hanno, per motivi differenti, imboccato la china del disagio e per le quali solo la speranza di entrare in possesso del premio della riffa assume il valore di scopo.
La scrittura di Mari è raffinata, brillante e, mentre la leggerezza delle prime pagine lascia man mano il posto alla malinconia della vecchiaia e al pensiero ossessivo della morte, l’autore affonda la penna nel grottesco e nella crudele ironia.
Nella dozzina del Premio Strega, e da molti dato per favorito, questo romanzo apre alla riflessione amara sulla solitudine, sull’avidita’ e sul valore della vita. Tuttavia, personalmente ho trovato che il limite del libro risieda in una certa ridondanza che, a tratti, si veste di artificioso pretesto narrativo, acuendo nel lettore, nonostante la brevità del testo, l’urgenza di arrivare alla fine.
E smussando l’ammirato stupore iniziale in una smorfia di dubbiosa perplessità.
I convitati di pietra di Michele Mari, Einaudi editore, Michela Bilotta per Sopra le righe
IL VINO
Da abbinare a questa lettura, un Etna Rosso. Minerale, nervoso, con una certa tensione, ma con profondità vulcanica che rispecchia il conflitto interiore e la stratificazione emotiva dei personaggi.



