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Elena Magnani torna con “Spuma di mare”: la storia dei Mazzeo conquista il lettore

C’è qualcosa di magnetico nel modo in cui Elena Magnani racconta la storia dei Mazzeo, dal primo volume (Mare avvelenato) fino a Spuma di Mare. Questo secondo capitolo della saga della famiglia Mazzeo, è un romanzo che si impossessa del lettore con la stessa forza calma ma inesorabile delle onde.

Da Messina a Roma, in cerca di un futuro

Siamo lontani dalla Sicilia devastata di Mare avvelenato, ma le ferite provate su quella terra, resistenti e profonde, hanno seguito i Mazzeo fin nella Capitale. Mimma non è più la bambina spaurita arrivata all’indomani del terremoto. Ha quattordici anni e una fame di vita che la sua tutrice Petra fatica sempre più a contenere. Cresciuta tra le mura di un convento, Mimma sente il richiamo delle strade di Roma come una promessa irresistibile. La città la chiama con i suoi vicoli polverosi, i suoi odori, la sua energia caotica e irrequieta. Ed è proprio tra quelle strade che incontra Alessandro, affascinante come un’idea pericolosa. Con lui, Mimma scivola in un gioco di segreti e sfide sempre più audaci, finché un evento drammatico non incrina per sempre l’innocenza della ragazza e segna i destini di tutti.

Tomaso, lo spiritu tintu che veglia sulla famiglia

A vegliare su di lei c’è ancora Tomaso Mazzeo diviso tra la protezione viscerale per Mimma e l’amore irrisolto per Petra. Tomaso è il cardine attorno a cui ruota l’intera narrazione: un uomo segnato, che porta il passato sulle spalle come un macigno, eppure non smette di camminare.
Magnani costruisce la sua narrazione come un grande affresco storico, in cui le vite private s’intrecciano con la Storia in modo naturale. Il fascismo che comincia a farsi largo nell’Italia del dopoguerra è un’atmosfera che si respira nelle conversazioni, nelle paure, nei silenzi. È la sensazione di un Paese che si prepara – senza ancora saperlo – a imboccare una strada buia.

La normalità che conquista

I Mazzeo non sono generali né eroi epici: sono persone qualunque, come milioni di altre, che si trovano a fare i conti con la chiamata alle armi, la paura, le attese strazianti, le lettere che arrivano o non arrivano più. Magnani restituisce la guerra nel modo più potente possibile: attraverso chi la subisce, chi non sa cosa porterà il domani.
E poi arriva, silenziosa e letale. L’epidemia che tra il 1918 e il 1919 uccise decine di milioni di persone in tutto il mondo entra nelle pagine di questo romanzo, si insinua tra i corpi, tra i sogni e le speranze appena ricostruite e costringe ogni personaggio a fare scelte irreversibili.
È in questo attraversamento del tempo che il romanzo rivela la sua ambizione più vera. Spuma di mare è un romanzo di formazione collettivo, in cui crescere significa fare i conti con la perdita, la colpa, l’amore.

Il Mare che appartiene a tutti e riporta a casa

La scrittura di Magnani è esattamente ciò che ci si aspetta da chi ha già saputo conquistare critica e lettori con La segnatrice e Mare avvelenato: fluida, intensa, capace di passare dalla dolcezza alla brutalità in poche righe, senza mai perdere il filo. Mimma, Petra, Tomaso portano le proprie cicatrici e le proprie contraddizioni, e nessuno è mai del tutto in torto o del tutto in ragione. È questa umanità sfaccettata, tutt’altro che eroica e proprio per questo commovente, a rendere il romanzo così difficile da abbandonare.
E il mare continua a fare il suo lavoro silenzioso. È memoria, è nostalgia, è richiamo delle origini. È il simbolo di un’appartenenza che nessuna guerra, nessuna epidemia, nessun tradimento riesce a cancellare del tutto.

Spuma di mare” di Elena Magnani_ Giunti Editore _ Recensione a cura di Morena Di Giulio.

Morena Di Giulio

Morena Di Giulio è giornalista pubblicista iscritta all'Ordine del Lazio, blogger e beta reader. Dal 2022 è Redattrice di The Book Advisor, portale dedicato ai libri e alla lettura, dove gestisce la rubrica "Lib(e)ri di Leggere" Scrivimi a [email protected]

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