Destinazione errata, Domenico Starnone. Un messaggio inatteso spariglia le carte della vita.
Un libro intenso sulla crisi dell’uomo e della coppia

È una sera come tante e il protagonista, sceneggiatore trentottenne felicemente sposato, è alla prese con i tre figli piccoli, mentre la moglie, Livia, è a un convegno di lavoro.
Tutto sembra procedere lungo i binari di una movimentata normalità: pannolini, bambolotti, capricci prima di andare a letto, informazioni da girare alla collega, Claudia, come lui alle prese con una sceneggiatura complessa. Ma nella concitazione del momento, lui manda alla moglie il messaggio di lavoro destinato alla collega e a quest’ultima quello destinato alla moglie: ti amo.
Mentre, imbarazzato, sta per chiarire l’equivoco, appare sul telefono la risposta della collega: finalmente ti sei deciso, anch’io ti amo.
Inizia così questo breve ma intenso romanzo di Domenico Starnone che, con la prosa asciutta ed elegante a cui ci ha abituati, tratteggia la crisi silenziosa di un uomo, intrappolato tra ambizioni mancate, responsabilità familiari e un senso profondo di inadeguatezza. Il protagonista, non a caso senza nome, racconta in prima persona il proprio sbigottimento, le proprie paure e il vortice di contraddizioni emotive che a poco a poco si stringe intorno a lui, lasciandolo disorientato e confuso.
Un gioco di specchi dove nessuno è quello che mostra al mondo

È un libro sulla caducità e la fragilità della coppia, sulla mancanza di certezze e sul desiderio di proiettare verso un indefinito altrove le proprie insoddisfazioni, quando i pilastri della propria vita affondano nella sabbia. Un forte tratto di inquietudine serpeggia lungo tutta la narrazione, presentandoci personaggi ambigui, come la madre di Claudia, e Carlo, l’anziano amico di famiglia che dispensa consigli non richiesti collocandosi a metà strada tra lo spettatore divertito e il burattinaio manipolatore. In un gioco di specchi dove nessuno sembra essere quello che mostra al mondo, Starnone ci conduce in una necessaria riflessione sulla debolezza dell’identità e il peso dei fallimenti. Lo scrittore non fornisce giudizi morali, non indica direzioni e nemmeno un finale, forse perché la destinazione ultima non può che essere… errata.
Una prosa che ipnotizza e che foraggia un’attenzione compiaciuta e quasi morbosa, una lettura consigliata a chi nei libri preferisce trovare domande, più che risposte.
IL VINO
Il vino da abbinare è, non a caso, un vino che non è quello che sembra, come un Orange wine, ovvero un bianco che ha la struttura e il corpo di un rosso, pur mantenendo inalterate le caratteristiche aromatiche e la freschezza dei bianchi.
LE CITAZIONI
“Quel mentire disinvolto mi aveva dato piacere come danno piacere le cose che riescono bene. Non era ovviamente un piacere nuovo, mi era ben noto fin dall’infanzia. Da lí era sicuramente venuta la vocazione adolescenziale a raccontare che, cominciata puntando alla buona letteratura, s’era ridotta ormai a un mezzo per guadagnarmi da vivere sceneggiando film. Ma mi derivava da lí anche una sorta di istinto a cacciar via come un disturbo tutto ciò che poteva ferirmi, addolorarmi, umiliarmi, confondermi, atterrirmi. La realtà da sempre me l’aggiustavo, buttavo in un angolo segreto tutto ciò che poteva rovinarmi il racconto della mia vita”.
Destinazione errata, Domenico Starnone, Einaudi, a cura di Sopra le righe.



