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“La rotta delle stelle” di Cristina Caboni: una storia di dolore e riscatto

La disperazione rabbuia gli animi. È la radice del precipizio. La tomba nella quale si chiude la speranza. Sei tormentato dall’incertezza, dal vuoto che si potrebbe allargare a vista d’occhio. Attraversi la disperazione per conoscere a fondo il dolore. Vengono meno le forze e la visione del dopo. Ogni cosa appare sbiadita, lontana, impossibile. Con il tempo accetti la realtà, non puoi fare altrimenti. È l’unica cosa che ti rimane pur nella sua espressione di sconforto. Resti fermo, ascolti il silenzio, perdi il tuo posto e da lì non sai più chi sarai in seguito. Passi i giorni come se sputassi i noccioli di ciliegie, uno in meno e superato nel calendario della quotidianità.

Poi, arriva l’autocommiserazione che deturpa ancora di più l’animo affaticato. Infine, accumuli pensieri. Li metti in fila, li pesi, li valuti bene bene e comprendi che devi cambiare atteggiamento. Commiserarsi è una inutile perdita di tempo e crea malumore. Scrolli la testa, ti ricomponi e vedi la realtà per quello che è e che è sempre stata nella sua pienezza, nelle sfumature e nella bellezza che spesso si ignora e che si nasconde tra rovi e colori spenti. Sei pronto quindi al volteggio delle scelte, alla danza delle trasformazioni, alla musica che mette in sintonia disperazione e fiducia. Sei pronto ad una nuova vita.

In La rotta delle stelle di Cristina Caboni conosci una storia di dolore e riscatto. Marigold era una ballerina, la prima ballerina del Teatro alla Scala di Milano, e danzava sui palcoscenici dei teatri più famosi del mondo. Era un talento. Fino al giorno in cui un infortunio ha messo fine a tutto. Privata delle certezze, del suo ruolo, del suo posto, si trasferisce in Sicilia da un anziano zio. Sull’isola, la ragazza si sente fuori luogo. È ancora troppo forte il ricordo della vita che ha perduto. Eppure, piano piano, qualcosa cambia. Ci sono le nuove amiche, c’è un uomo che ascolta il canto delle balene e c’è il suono di una vecchia campana che proviene dal mare e che lei sola sembra in grado di sentire. Quel suono è legato a segreti che la sua famiglia custodisce gelosamente. Marigold, però, deve trovare delle risposte per quietare il suo animo. Deve capire a cosa appartiene e dove ricominciare tutto. Sarà il suono della vita, della campana, dell’amore a rimetterla in piedi nella consapevolezza della danza della riconciliazione con sé stessa e con gli altri.

Il romanzo è delicato. La narrazione, all’inizio è un po’ lenta e alcuni passaggi chiave vengono ripetuti in modo pedante, ma senza alcuna volontà precisa. Poi, la prosa si fa incalzante, meraviglia, quasi a superare il giro di boa per virare verso la rotta dell’intima riflessione personale per abbracciare i sentimenti comuni. E qui la storia diventa poesia, affresco.

“La rotta delle stelle” di Cristina Caboni, edizioni Garzanti.

Lucia Accoto

Lucia Accoto. Critico letterario Rai Cultura per Mille e un libro Scrittori in Tv di Gigi Marzullo su Rai1. Giornalista pubblicista, recensore professionista. Lettura, scrittura e stile, fonti di vita e di ispirazione

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