“Nevrosi” di Tsitsi Dangarembga: l’emancipazione femminile nell’Africa degli anni ’60

Nevrosi di Tsitsi Dangarembga è un romanzo duro, per certi versi anche complesso per chi, con occhio europeo, prova a immedesimarsi in un contesto che appare lontano anni luce dalla quotidianità conosciuta, ed è forse proprio per questo che merita di essere letto: perché è un libro profondamente politico, che scava nel passato dello Zimbawe per raccontare una storia fatta di patriarcato, di dolorose eredità lasciate dal colonialismo, di disuguaglianze sociali e tentativi di emancipazione femminile.
Il libro segue il percorso di Tambudzai, una bambina che, nella primissima pagina del romanzo, esordisce in questo modo: “non provai dispiacere quando mio fratello morì. E non intendo scusarmi per la mia freddezza”. Una dichiarazione forte, che inizialmente sorprende, ma che poi va a incastrarsi perfettamente nel puzzle delineato dall’autrice, che appunto si sofferma sulla condizione femminile dello Zimbawe degli anni Sessanta, dove le donne avevano scarse possibilità di accedere agli studi e alla formazione, in quanto condannate a vivere un’esistenza costantemente in seconda linea, obbligate a sottostare alle decisioni degli uomini-padri-mariti-padroni.
La figura centrale di questo potere patriarcale è Babamukuru, zio di Tambudzai, l’uomo che tutto coordina e tutto decide: un uomo ricco, preside di una missione cristiana, che muove il filo delle vite delle persone accanto a lui come fossero marionette. Perché è lui che impone scelte solo apparentemente negoziate, che elargisce, con una generosità plastificata, nuove possibilità alle donne di casa: studiare o non studiare, sposarsi o non sposarsi, avere amicizie o non averle. Ma, a lungo andare, l’ombra di Babamukuru diventa soffocante, e inizia così a prendere forma una sorta di nevrosi collettiva, frutto di una perpetua frustrazione sociale e di quella sensazione opprimente di una subalternità talmente radicata che risulta impossibile da estirpare.
Sebbene possa presentarsi come un romanzo prevalentemente narrativo, Nevrosi è in realtà un testo profondamente politico, poiché Dangarembga osserva e racconta la condizione delle donne e il loro ruolo nella società africana degli anni Sessanta, indagando sui rapporti familiari, sulle asimmetrie di potere che li attraversavano e sulle aspettative che gravavano sui corpi e sui destini femminili. Ne emerge una sensazione di disagio permanente, che non si attenua mai, ma che anzi si consolida progressivamente fino a configurarsi come una condizione strutturale, così come strutturale era la pratica di depotenziare il ruolo della donna in una società che simulava la promessa di emancipazione, salvo poi negarla sistematicamente nella realtà quotidiana.




