“Mucho Mojo” di Joe R. Lansdale: il noir che ti lascia addosso una rara sensazione di pienezza

Che bello quando si giunge alla fine di un libro e, voltata l’ultima pagina, rimane addosso quella sensazione di pienezza e soddisfazione. Malgrado capiti raramente, leggo anche per inseguire questo tipo di piacere letterario: quello che solo i romanzi davvero compiuti sanno restituire, perché scritti con quell’abilità di costruire narrazioni di grande sostanza, dense di significato. Mucho Mojo di Joe R. Lansdale mi ha lasciato addosso esattamente questa sensazione.
Della trama dirò molto poco perché, essendo un libro a metà tra il noir e il thriller, svelarne anche solo una parte rovinerebbe l’esperienza di lettura di chi ancora non lo ha letto. Sarà sufficiente accennare che i protagonisti sono una coppia improbabile di amici, Hap e Leonard, bianco il primo, di colore il secondo, che si ritroveranno a indagare su misteriose sparizioni di bambini che si verificano in una cittadina abbastanza polverosa e marginale del Texas. Ma non è la trama, o meglio non solo la trama, il punto forte del romanzo, malgrado durante la lettura risulti praticamente impossibile staccarsi dal libro: è il modo con cui Lansdale ha costruito questa brillante narrazione così viva, potente e magnetica.
Perché, in primo luogo, Lansdale caratterizza i personaggi che intervengono nella narrazione in modo pressoché perfetto: ognuno è definito con precisione, con una voce riconoscibile, con tratti che annullano quasi del tutto la distanza tra realtà e finzione. Hap e Leonard sono una coppia di amici collaudatissima, freschi, brillanti, acuti, bravi a calarsi in ogni situazione e a trovare soluzioni con ammirevole rapidità. Si muovono tra agenti di polizia, avvocati, spacciatori, ma non tradiscono mai la loro natura: trasudano autenticità, spontaneità, trasparenza in ogni azione che compiono e, soprattutto, hanno il dono dell’ironia, uno strumento che Lansdale utilizza costantemente non solo per divertire, ma anche per andare a toccare tematiche ben più serie.
Perché tramite la lente dell’ironia, che senza dubbio sottrae qualche grammo di pesantezza alla narrazione (ricordo: è sempre un noir che ogni tanto scivola nell’horror), Lansdale indaga su questioni serie e rilevanti come il razzismo, l’omofobia, il mondo della droga e della corruzione. Tematiche che non vengono mai trattate in modo didascalico o retorico, ma emergono naturalmente dal tessuto narrativo, dai dialoghi, dalle situazioni: Lansdale si addentra negli angoli più oscuri dei pregiudizi, sia quelli espliciti che quelli più sottili e socialmente accettati, riuscendo a smontarli con una lucidità disarmante. Ne viene fuori il ritratto di una società rigida, chiusa, attraversata da tabù sempre più ingombranti, veri e propri totem davanti ai quali sembra impossibile non inchinarsi.
Eppure, questa rigidità non appartiene né all’autore né ai suoi protagonisti: Hap e Leonard, con la loro libertà di pensiero, con il loro modo diretto e spesso dissacrante di affrontare ogni questione, rappresentano una forma di resistenza umana prima ancora che narrativa. Ed è forse proprio qui che risiede la forza più grande di Mucho Mojo: nella capacità di raccontare l’oscurità senza mai rinunciare a uno sguardo profondamente vitale, ironico, ostinatamente umano, restituendo fiducia e colore a una narrazione che, malgrado si spinga negli abissi per esplorare le tenebre, regala anche una flebile speranza.
Un libro straordinario, che consiglio caldamente, malgrado l’ultima ristampa da parte di Einaudi sia datata 2019.
“Mucho Mojo” di Joe R. Lansdale, edizioni Einaudi. Libri in Pillole.
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