“La tumbadora” di Pedro Peix: il ritmo crudo di Santo Domingo

Polvere, marginalità, disillusione. Povertà economica e d’animo, inganni, raggiri, furbizie necessarie per sopravvivere in un contesto in cui le risorse sono poche e mal distribuite, dove regna la disuguaglianza, dove bisogna arrivare anche a vendersi pur di rimanere a galla in una società che lentamente sprofonda nelle inesorabili sabbie mobili dell’impotenza. È questa la Santo Domingo che disegna Pedro Peix, che con La Tumbadora ci porta nei vicoli oscuri della città dominicana, lì dove la corruzione ha spazzato via tutto, finanche la dignità.
Sono principalmente le donne a essere protagoniste di questo breve romanzo, donne costrette a cedere vita e corpo alla lussuria di uomini luridi, sporchi nell’animo, che approfittano di una condizione di depressione sociale ed economica per soddisfare i propri appetiti. E la speranza è solo un piccolo lumicino in questo tunnel oscuro è torbido: la Santo Domingo di Pedro Peix è infatti un luogo in cui tutti sembrano uscire sconfitti, anche coloro che apparentemente dispongono di maggiori risorse. Perché quotidianamente bisogna affrontare una lotta che dissangua, che consuma fino all’ultima energia.
Sono cinque i capitoli che compongono questo breve romanzo dell’autore dominicano, caratterizzato da una scrittura molto particolare, perché diretta, schietta, in cui non c’è spazio per inutili ornamenti o giri di parole. Ogni frase va dritta al punto, come un colpo secco di percussione, restituendo al lettore la crudezza della realtà narrata.
La tumbadora non è un romanzo che consola né che assolve: è piuttosto uno specchio che riflette il volto più amaro e corrotto di una città e dei suoi abitanti, ed è proprio questa scrittura spoglia, aspra, priva di abbellimenti, a rendere il libro tanto autentico quanto disturbante.
“La tumbadora” di Pedro Peix, edizioni Arcoiris. Libri in Pillole.
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