Libri in pillole

“La gioia fa parecchio rumore” di Sandro Bonvissuto: recensione libro

Mentre ero impegnato nella lettura de La gioia fa parecchio rumore di Sandro Bonvissuto mi è tornato in mente un episodio che risale a tanti anni fa. Avevo quasi 20 anni e andai allo stadio da solo a vedere il derby. Seguii la partita dalla Curva Sud, pieno di tensione, ma quando al 70esimo segnò la Roma successe qualcosa di speciale: mi ritrovai ad abbracciarmi con una serie di perfetti sconosciuti, che avevano avuto solo la colpa di occupare il posto accanto al mio (eufemismo, mi ritrovai almeno una decina di file sotto, ma sorvoliamo). E furono abbracci lunghi, accompagnati da urla di gioia e da una serie infinita di “Daje”.

Roma e la Roma

Sono atti impensabili per chi non mastica calcio e non ne è tifoso, ma dietro a quell’abbraccio c’è un mondo da esplorare. E Sandro Bonvissuto, con la sua penna nostalgica, lo ha fatto alla perfezione, facendoci fare un tuffo in una Roma popolare e fortemente romanista.

“Era una domanda retorica, certo, e te la facevano in tanti, in continuazione. Te lo chiedevano per scherzo, di che squadra eri, ma era uno di quegli scherzi che potevano finire in tragedia”.

Perché a Roma il calcio non è un semplice sport. La Roma, a Roma, è un segno distintivo, è una questione identitaria. È qualcosa che si respira per le strade, nelle piazze, in quei quartieri popolari dove ci si riunisce nei bar per discutere sulla partita giocata o su quella da giocare. In questo modo il calcio diventa dunque anche un elemento di aggregazione e condivisione, che va oltre la mera passione sportiva. Perché a prescindere dai risultati delle partite ciò che importa al tifoso della Roma è riunirsi con i suoi simili, e soprattutto vedersi e sentirsi rappresentato in campo da quei giocatori che non indossano una maglia, bensì una carta di identità. Che non è personale, perché appartiene al popolo giallorosso.

“La domenica venivano tutti a sentire la partita da noi. Non ho mai capito perché succedesse, erano proprio tanti a farlo. Dalla porta si riversava dentro il soggiorno una folla autentica, pareva una comitiva in gita ai Musei Vaticani che avesse sbagliato sala. Entravano strillando «Daje che amo prenotato», erano i veri tifosi del palazzo e dei palazzi intorno”.

Ed è proprio questo il punto che apre una riflessione che comincia dal calcio per arrivare alla vita di tutti giorni, che si costruisce innanzitutto sull’importanza della condivisione. Tifare per la stessa squadra vuol dire appartenere alla stessa comunità, un unico insieme alle cui fondamenta c’è un solo sentimento: l’amore per la Roma.

La gioia fa parecchio rumore

La gioia fa parecchio rumore racconta tutto questo attraverso gli occhi di un ragazzino, che impara per la prima volta il significato della parola amore proprio nel momento in cui scopre, attraverso il padre, la sua passione per la squadra capitolina. Ed è un mondo di un’umanità profonda quello dipinto da Sandro Bonvissuto, popolato da persone autentiche che vivono uno spazio comunitario, in cui le partite della Roma sono l’elemento aggregante. E poco importa il rango sociale: puoi essere ladro o avvocato, ricco o povero, ma quando gioca la Roma non esistono differenze sociali, non esistono distinzioni, sparisce ogni tipo di barriera, perché al centro di tutto c’è quella cosa che è stata oggetto del primissimo amore, e che “ci fa sentire amici anche se non ci conosciamo”: la Roma.

E poi c’è Roma. Quella città che ti cattura, che ti lascia andare sapendo che poi tornerai. Perché uno dei limiti di noi romani è la consapevolezza che non riusciremo mai a vedere nessuna cosa al mondo maggiore di Roma (Cit. Orazio Flacco).

“Ma quel dissenso era la manifestazione di un disagio che ben conosce solo chi è romano, e cioè la condanna eterna a non essere più capace di guardare qualunque altro posto al mondo che non sia Roma. Perché la vista è un senso che pare inventato per guardare Roma”.

“La gioia fa parecchio rumore” di Sandro Bonvissuto, edizioni Einaudi. Libri in Pillole.

Alessandro Oricchio

Docente e ricercatore di Lingua Spagnola, giornalista pubblicista iscritto all'Odg del Lazio. Amante dei libri, dei viaggi, del calcio, della lingua spagnola, del mare e della cacio e pepe.

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