Libri in pillole

“Come d’aria” di Ada D’Adamo: la cura, il dolore e la forza di due corpi vulnerabili

È necessario indossare i guanti bianchi per parlare di questo libro, per non sporcarne l’eredità, per non macchiarne il ricordo, per rispettare una narrazione scritta a cuore aperto da un’autrice scomparsa prematuramente. Come d’aria di Ada D’Adamo è un diario del dolore, di un dolore indossato con grande dignità, di un dolore impossibile da condividere e, di conseguenza, da alleggerire. Un dolore costante che, però, viene con la stessa costanza smorzato attraverso l’amore: quello di una madre verso la propria figlia, forse il legame d’amore più puro che ci sia.

come d'aria ada d'adamo

In questo libro, infatti, Ada D’Adamo parla della sua maternità, della nascita della figlia Daria e delle sue molteplici disabilità, del modo in cui la scoperta di quelle fragilità ha ridisegnato la sua vita, il suo tempo, il suo spazio, finanche il linguaggio, suo, della sua famiglia e del mondo intorno a sé. Racconta come la cura si sia trasformata progressivamente in esercizio estremo di presenza, racconta quel coraggio necessario per costruire nuove abitudini, nuove forme di affetto, anche di comunicazione, tra lei e la figlia. Non è un coraggio che ambisce a riconoscimenti o a medaglie, non è fine a se stesso, perché non cerca approvazione: è un coraggio semplicemente necessario, un combustibile che deve quotidianamente rigenerarsi per alimentare quei gesti che sembrano minimi, ma che minimi non sono: vivere con Daria, respirare con Daria, essere con e insieme a Daria.

E sì, il dolore attraversa tutta questa narrazione, perché Ada D’Adamo racconta le complicazioni concrete di quelle famiglie che si trovano improvvisamente davanti a limiti sconosciuti, che provano a reinventarsi forme e ritmi di vita, a confrontarsi con patologie ignote. Per questo è un dolore che non può essere alleggerito, né tenuto a distanza, perché lo si può solo abitare.

Come se non bastasse, parallelamente il corpo dell’autrice si ammala, si indebolisce, e la narrazione inizia a procedere così su un doppio binario: i corpi vulnerabili diventano due, quello della madre e della figlia, entrambi come fossero legati da un filo indistruttibile, fatto di amore, paure, stanchezze, speranze, ma anche di sprazzi di giorni felici.

La scrittura di Ada D’Adamo è precisa, essenziale, lucida, come lucida è la volontà di raccontare questa parte della sua vita senza retorica, ma con una sincerità che diventa sinonimo di profonda umanità: non c’è eroismo, né redenzione, né rabbia, ma solo verità che, per quanto cruda, è reale e tangibile. Leggere questo libro significa, dunque, abbandonare la terraferma e navigare in un mare fragile, un mare esposto ai venti forti, un mare scomodo, se vogliamo, perché Come d’Aria non è un libro che consola, né promette salvezza: è, invece, un libro che resta addosso, e che chiede a chi lo legge soltanto attenzione, riflessione, rispetto e silenzio.

“Come d’aria” di Ada D’Adamo, edizioni Elliot.


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Alessandro Oricchio

Dottorando in studi politici Sapienza Università di Roma, speaker di Teleradiostereo, giornalista pubblicista iscritto all'Odg del Lazio. Amante dei libri, dei viaggi, del calcio, della lingua spagnola, del mare e della cacio e pepe.

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