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Il coraggio oltre la paura: perché leggere “Quattro donne”, il potente debito di memoria di Emilio Jona

Il coraggio è la liturgia dell’audacia. Chi non volta la testa dall’altra parte, quando serve dare una mano, lancia una speranza. Mette in moto la fiducia. La forza d’animo ammette sangue freddo. Eppure, quando non ci sono sguardi a indagare sulla tua vita, ti lasci andare ai singhiozzi, ad un pianto composto. Avere coraggio e paura è il riflesso della stessa cosa. Dal timore scopri l’intraprendenza del rischio. Ti scoppia una tempesta dentro, la combatti senza armi, solo con la verità della consapevolezza di dover fare la cosa giusta nei momenti cruciali e soprattutto con quanti necessitano un aiuto.

La dignità smuove mari e monti, ti dice cosa fare. È la spina dorsale della coscienza che fa sentire la sua voce in modo chiaro. Se sei onesto non scappi scaricando il peso delle responsabilità che appartengono a tutti, ma che solo i temerari se ne fanno carico. Il pericolo, quando si tratta di salvare esistenze, nomi, storie, è alto specie quando si è sotto scacco con i fucili puntati e con le bombe che squarciano cieli, case e anime. La guerra, ed i fatti che seguono, spegne la vita anche ai sopravvissuti. Attraversare il deserto delle emozioni non è cosa nemmeno per coloro che non dimenticano ciò che hanno passato, subito, perso. Il coraggio gli trasmette quella determinazione per mostrare a sé stessi di che pasta sono fatti nell’onore e nella rispettabilità di scelte che non tradiscono il rispetto per la propria e l’altrui persona.

In Quattro donne di Emilio Jona entri nelle vicissitudini di una famiglia che allarga il proprio destino a quella di un gruppo di donne e uomini che sfoderano un coraggio impressionante. Una storia, questa, in cui la vita di ognuno è a rischio. È il 1943 quando la famiglia Jona comprende che è in serio pericolo. Quella normalità, camuffata da abitudini, è saltata. Gli Jona hanno bisogno di aiuto. La madre è gravemente malata, fidarsi degli amici è un rischio ce devono affrontare. Possono contare solo su alcune persone. Saranno quattro donne a dimostrare la loro fedeltà e un coraggio tali da rendere perenne il ricordo. Cecilia è arrivata dal Veneto per occuparsi del più piccolo di casa, Cianino. Quel lavoro per lei è vita e si affeziona al piccolo come se fosse figlio suo. E da madre si comporta, mentendo e dissimulando per metterlo in salvo. Teresa e il marito Fiorenzo, salvano invece Giulio che nascondono nella loro casa. Poi un traditore rovinerà ogni cosa portando dolore e altro coraggio da affrontare. Marì, sguardo schietto e voce ferma, si prenda cura di Emilio. Lo nasconde in montagna, raccontando poco di sé, della sua infanzia in Brasile. E Delia, l’impiegata dello studio dell’avvocato Jona, si carica sulle giovani spalle il peso di quella famiglia dispersa diventano il cordone ombelicale che ha mantenuto in vita gli affetti di tutti i suoi membri.

Il libro è intenso, emozionante. La narrazione, che riporta fatti realmente avvenuti e nomi, quasi tutti, veri, è un debito verso la memoria. Quasi fosse un grazie per quelle persone, donne e uomini, che hanno messo a rischio la propria vita per salvare la loro. Certe esperienze non si dimenticano, restano e vivono in ogni singolo battito. La scrittura è il volto della delicatezza che con la sua semplicità riesce ad innalzarsi quasi fosse un canto.   

“Quattro donne” di Emilio Jona, edizioni Neri Pozza.


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Lucia Accoto

Lucia Accoto. Critico letterario Rai Cultura per Mille e un libro Scrittori in Tv di Gigi Marzullo su Rai1. Giornalista pubblicista, recensore professionista. Lettura, scrittura e stile, fonti di vita e di ispirazione

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