AS3 di Valerio Callieri: il gioco di Antigone e Creonte

Anna è rinchiusa nella sezione di Alta Sicurezza a Rebibbia (AS3) e ha perso tutto: il tempo, la libertà, e soprattutto il rapporto con Veronica, la figlia adolescente che ha ascoltato la versione dei tribunali e dei pulpiti, ma non quella di sua madre. Il libro si incentra su vuoto di ascolto, incardinandosi su questa frattura tra racconto e vissuto.
Il carcere, è un microcosmo al contrario, dove l’ansia è costante, raccontata da dettagli minimi e ossessivi: il tintinnio delle chiavi delle assistenti: un suono che resta addosso anche quando la pena finisce; l’attesa di una visita, sempre regolata da tempi e controlli; la privacy che evapora, il pasto che diventa rito, le posate di plastica che sostituiscono il metallo. Tutto è separato da un prima e da un dopo, e niente torna davvero com’era.

Dentro questo spazio, Anna prova a fare l’unica cosa che le resta: raccontare.
Coinvolge altre due detenute in un progetto di condivisione delle loro storie. Monica, ex rapinatrice rabbiosa e disincantata e Virginia, donna romanì incatenata da bambina. Le loro storie restituiscono complessità a vite ridotte a un capo d’imputazione.
Forte è il tema delle mancanze, che attraversa tutto il libro come una corrente sotterranea: mancanze affettive, mancanze materiali, bisogni primari negati o disattesi. Anche l’arrivo della spesa sbagliata o l’idea di dover reimparare a usare posate di metallo dopo anni diventano simboli di una frattura profonda, di un’educazione forzata alla privazione. La prigione allontana i corpi e i cuori, e Anna vive con dolore l’avvicinamento di Veronica alla Chiesa, uno spazio che lei non può attraversare in un continuo ricordarci che fuori e dentro restano separati, ma continuano a riflettersi l’uno nell’altro.
Un racconto intimo e potente
Nato da un laboratorio di scrittura tenuto dall’autore nel carcere di Rebibbia, AS3 è un romanzo ibrido, sospeso tra narrativa e saggistica. La sua forza sta nella sincerità emotiva, lontanissima dall’immaginario della malavita: qui non c’è epica criminale, solo fragilità, rabbia, vergogna e bisogno di essere ascoltati.
È un libro che costringe a guardare oltre le mura alte del carcere e a riconoscere che quell’umanità che preferiamo ignorare non è un’eccezione ma una parte scomoda e che ci appartiene in maniera viscerale.
L’autore
Valerio Callieri ha pubblicato per Feltrinelli due romanzi, Teorema dell’incompletezza con cui ha vinto il Premio Calvino XXVIII e Le furie, oltre a un libro nonfiction, È così che ci appartiene il mondo.
AS3, Valerio Callieri, Fandango Libri recensione a cura di Morena Di Giulio per The Book Advisor



