Remigrazione: tanta ideologia e poca politica

La proposta di legge di iniziativa popolare sulla “remigrazione” (che, va detto, non è un’idea della Lega ma di Casa Pound) racchiude, accanto ad alcune riflessioni che possono risultare condivisibili, tanta ideologia, tanti slogan e pochissima politica. Perché la maggior parte delle misure proposte non introduce nulla di nuovo, ma duplica norme già vigenti. Vediamone alcune.
Articolo 1
Dopo la descrizione degli obiettivi della proposta, al comma 2 si legge: “Per «remigrazione» si intende il rientro volontario e assistito degli stranieri regolarmente presenti sul territorio nazionale nei Paesi di origine”.
Si tratta di un rientro volontario, quindi il migrante potrà decidere se tornare nel Paese d’origine o rimanere in quello di arrivo: dunque, nessuna misura realmente risolutiva, bensì pura propaganda, perché la base volontaria presuppone anche il rifiuto del migrante di accettare il rimpatrio, come è normale che sia.
Articolo 2
Si leggono concetti quali: “sovranità nazionale, contrasto all’immigrazione clandestina, tutela dei cittadini italiani, promozione di un modello di migrazione responsabile, valorizzazione delle relazioni con gli Stati d’origine”.
Si tratta in gran parte di concetti generici e scollegati dalla realtà:
– La presenza dei migranti non incide sulla sovranità nazionale;
– La tutela dei cittadini italiani è già garantita dalla legge;
– La “migrazione responsabile” è una formula anche bella, ma vuota di significato: la migrazione, da sempre, presuppone lo spostamento di persone alla ricerca di migliori condizioni di vita (come può essere responsabile una necessità?);
– La valorizzazione delle relazioni con gli Stati d’origine è già oggetto di accordi bilaterali, che possono gestire i flussi migratori, ma di sicuro non arrestarli.
Articolo 3: contrasto all’immigrazione irregolare e allo sfruttamento
Le norme sono già previste dalla legge vigente: il favoreggiamento dell’immigrazione irregolare e lo sfruttamento lavorativo sono già regolamentati dall’articolo 12 del D.lgs. 286/1998, che recita: “Chiunque, in violazione delle disposizioni del presente testo unico, promuove, dirige, organizza, finanzia o effettua il trasporto di stranieri nel territorio dello Stato […] è punito con la reclusione da sei a sedici anni e con la multa di 15.000 euro per ogni persona […]”.
Espulsioni dei migranti: già disciplinate dagli articoli 13 e 16 del D.lgs. 286/1998. L’art. 13, comma 1, recita: “Per motivi di ordine pubblico o di sicurezza dello Stato, il Ministro dell’interno può disporre l’espulsione dello straniero anche non residente, dandone preventiva notizia al Presidente del Consiglio e al Ministro degli Esteri”; l’art. 13, comma 13: “Lo straniero espulso non può rientrare senza speciale autorizzazione del Ministro dell’interno; in caso di trasgressione, è punito con arresto da due a sei mesi ed è nuovamente espulso con accompagnamento immediato”.
Revoca della cittadinanza in caso di condanne penali (art. 7 della proposta di remigrazione): misura già prevista dall’art. 10-bis, L. 91/1992, che recita: “La cittadinanza italiana acquisita è revocata in caso di condanna definitiva per i reati previsti dall’articolo 407, comma 2, lettera a), n. 4), del codice di procedura penale, nonché per i reati di cui agli articoli 270-ter e 270-quinquies del codice penale”.
Ricongiungimento familiare (art. 9 della proposta della remigrazione): si tratta di un divieto, a chi ottenuto la cittadinanza tramite sanatoria, in aperto contrasto con le norme già vigenti, tutelate dagli artt. 28–30 del D.lgs. 286/1998. Ad esempio, art. 28, comma 1: “Il diritto a mantenere o a riacquistare l’unità familiare nei confronti dei familiari stranieri è riconosciuto, alle condizioni previste dal presente testo unico, agli stranieri titolari di carta di soggiorno o di permesso di soggiorno di durata non inferiore a un anno […]”.
Fondo per la natalità italiana (art. 17 della proposta della remigrazione): destinare i fondi esclusivamente ai cittadini italiani contrasta con l’art. 3 della Costituzione (la Costituzione italiana eh) che sancisce il principio di uguaglianza: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali”.
Ora, ribadisco il concetto che parlare di migrazioni può senza dubbio essere positivo, se fatto nella maniera corretta: ma in questo caso, questa iniziativa si rivela in gran parte ridondante, ideologica e per niente innovativa. Molte delle norme previste, infatti, duplicano disposizioni già esistenti: pertanto, questa proposta di remigrazione si configura, per l’ennesima volta, più uno strumento di propaganda che un atto politico concreto.



