“Alma” di Federica Manzon: un’indagine profonda sulle radici e l’esilio

Identità frammentate, ricordi che sembrano pezzi di un puzzle che assumono valore e significato solo se messi uno accanto all’altro, fughe, amori lasciati a metà, addii, violenze, un popolo che lentamente vede sgretolarsi davanti a sé il proprio Paese, la propria casa, la propria famiglia: sono questi gli elementi su cui Federica Manzon costruisce il suo ultimo romanzo Alma, pubblicato dalla casa editrice Feltrinelli e vincitore del Premio Campiello 2024.
Un libro che ripercorre la Storia con la S maiuscola, tornando agli anni in cui iniziò la dissoluzione della Jugoslavia e si concluse l’era di Tito, ma che sceglie di mettere al centro della narrazione soprattutto la condizione sospesa di chi viveva nei territori di confine: un punto instabile da cui era possibile osservare, e subire, l’incedere della Storia e la progressiva disgregazione dell’identità di un’intera nazione, quella jugoslava.
Alma è un romanzo denso, a tratti anche ostico, che procede in modo frammentato e mai lineare, perché appunto intreccia costantemente memoria individuale e storia collettiva, mostrando come i grandi eventi politici penetrino nelle vite quotidiane sottraendo punti di riferimento, abbattendo certezze e generando un diffuso senso di disorientamento. Alma, la protagonista, incarna proprio questa condizione di spaesamento permanente, che nasce dalla frammentazione storico-politica di un territorio e dei suoi abitanti: non appartiene mai del tutto a un luogo, né a una lingua, né a una famiglia, sempre sfuggente e indefinita, come fosse in continua fuga. La frontiera, pertanto, non è più soltanto geografica, ma diventa soprattutto esistenziale e si propone come il vero spazio narrativo del romanzo.
Federica Manzon scrive bene, anzi, a mio avviso benissimo: la sua è una scrittura misurata, pacata ma al contempo intensa, che sa restituire la violenza di eventi storici tragici senza però mai scadere nel sensazionalismo, senza mai trattare il dolore con retorica. Parla di guerra, di fratture politiche, di migrazioni, di uccisioni, di violenze, appunto, ma trattandoli come elementi che plasmano le identità, che le offuscano e le cancellano, lasciando spesso segni invisibili ma, purtroppo, anche irreversibili.
“Alma” di Federica Manzon, edizioni Feltrinelli.
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