“La ragazzina” di Valeria Parrella: Giovanna d’Arco, simbolo di ribellione e diversità
Il piercing che attraversa i secoli

“In ogni luogo del mondo una ragazzina si mette di traverso.”
Esiste una paura antica che attraversa le società di ogni tempo: quella di ciò che non si conosce, che sfugge alle definizioni, la paura di ciò che non si lascia classificare, controllare o addomesticare. Come sostiene Bauman l’ordine sociale tende a difendersi dall’ambiguità e dall’incertezza espellendo tutto ciò che mette in crisi le proprie categorie. Il diverso, il non conforme, l’eccentrico diventano così elementi di disturbo da ridimensionare, isolare o eliminare. Non perché siano necessariamente pericolosi, ma perché costringono a rivedere convinzioni, gerarchie e rapporti di potere sedimentati nel tempo. E ogni epoca individua i propri diversi e li rende, inevitabilmente, bersagli da allontanare, correggere o combattere.
“Tutti hanno una paura, tranne Giovanna. La ragazzina non aveva mai paura. Proprio mai. E questo non era un bene, perché le persone che hanno paura si possono controllare e quelle che non ce l’hanno non si controllano affatto.”
È anche da questa prospettiva intimamente sociologica che si può leggere “La ragazzina” di Valeria Parrella, libro entrato nella cinquina finalista del Premio Campiello 2026: un romanzo che recupera la figura di Giovanna d’Arco per interrogare il nostro rapporto con la diversità e con tutto ciò che ha il coraggio di sfidare l’ordine e le convenzioni dominanti.
“Le ragazzine a quell’epoca lì non erano mai credute o, se qualcuno mostrava di creder loro, era per portarsele a letto prima del tempo. Specie se erano ragazzine virtuose, e restie proprio a quelle mani addosso, a quel futuro. Così era Giovanna: virtuosa, piena di chiesa, di ispirazione.”
Parrella riscrive il mito dell’eroina francese recuperando la sua dimensione più umana e inquieta. Sotto questa lente la Pulzella d’Orléans è una giovane caparbia, impulsiva e determinata, motivata da una forza che gli altri non riescono a comprendere e che, proprio per questo, li spaventa.
La temono gli inglesi, che vedono vacillare il proprio dominio sotto gli assalti di una giovane contadina; la temono i francesi, incapaci di spiegarsi come una ragazzina possa conoscere la guerra, la politica e il comando meglio di tanti uomini. Hanno paura delle sue visioni, delle voci che dice di vedere ancora prima di sentire, della sua insonnia che, nonostante la persistenza, non le toglie né grinta né energie, della sua ostinazione, della sua capacità di sguainare una spada e guidare un esercito, al pari di un vero soldato. E lei è solo una bambina quando inizia a parlare con i santi e ad ascoltare, attraverso loro, il volere di dio. Risoluta, pia e devota, comincia silenziosamente a tessere i fili di quella fervida trama interiore che, da lì a poco, la condurrà sui campi di battaglia per porre fine alla Guerra dei Cent’anni. Una piccola e vivacissima contadina, che sprizza vitalità e purezza in ogni espressione, è però motivo di ansia per i suoi genitori, da sempre preoccupati di quelle voci, delle apparizioni dei santi e dei loro messaggi che riempiono di gloria l’anima della loro figlia. La ragazzina è un piccolo vulcano che sussulta di vigore, preghiere ed entusiasmo per quella misericordiosa missione che dall’alto le giunge sussurrata, e non vede l’ora di intraprendere. E così l’instancabile, fresca e impavida giovane cresce, lanciando una sfida al grande esercito degli uomini – monumentale, resistente e apparentemente immutabile – che da secoli detiene un potere implicito e brutale anche sulle sue stesse donne.

“È per questo che a Giovanna fu affidato il comando di un esercito, e un vessillo che lei amerà tantissimo, e verrà messa in groppa al cavallo più bello ed è per questo che l’esercito la seguirà: perché le ragazzine indomite, se raggiungono un re, lo fanno piangere.”
Giovanna è dunque una figura di rottura, una presenza che incrina le certezze di un mondo costruito sulla sottomissione femminile. Quando gli uomini comprendono che la ragazza fa sul serio, tentano di ignorarla e deriderla, ma qualcuno vuole anche fidarsi di lei, come lo stesso re, Delfino di Francia, che ripone in questa stramba e agguerrita ragazza le sue ultime speranze. E in questo modo, in questa vita tortuosa e, se vogliamo, anche spericolata, viene amata, desiderata, temuta e odiata; ritenuta vergine, puttana, santa, pazza: le etichette si moltiplicano, ma la cosa bella è che nessuna di esse riesce mai a contenerla davvero.
Ma Parrella non sembra tanto interessata a stabilire chi fosse realmente la Pulzella. Che fosse una mistica, una visionaria, una strega o, con uno sguardo contemporaneo, una giovane segnata da qualche forma di disturbo dell’umore, questa resta una domanda sottesa che non cerca risposta. Ciò che invece salta all’occhio è il modo in cui il mondo reagisce alla sua presenza. Infatti, tra queste righe trapela continuamente il delicato equilibrio – e più spesso lo sbilanciamento – tra la protagonista e gli altri, tra la sua libertà e la paura che questa libertà genera, o potrebbe far degenerare. Il centro della narrazione – che rimanda a un nucleo semantico tanto storico quanto attuale – non è la verità della protagonista, ma il riflesso che essa produce negli occhi di chi la osserva.
E forse è proprio questo nesso di fondo che spiega quel suggestivo ritocco in copertina: un piercing sul sopracciglio di Giovanna. La ragazzina che nel 1430 cavalcava come un uomo, che portava i calzoni e i capelli corti come un uomo, che indossava l’armatura come un uomo, in effetti, a pensarla in tempi più moderni, la si potrebbe benissimo immaginare anche con un piercing. Eccola lì, in bella vista, la chiave di lettura di questo racconto: un piccolo restyling, un dettaglio anacronistico che non può passare inosservato e che agisce come un immediato gancio visivo per il lettore. È il particolare che destabilizza, che incuriosisce, che costringe a cercare una spiegazione. Quel piercing è molto più di un vezzo grafico, è un vero e proprio manifesto identitario. È il simbolo della provocazione, della ricerca di sé, del bisogno di libertà e di affermazione che caratterizza l’adolescenza contemporanea. E proprio in questo dettaglio si crea un ponte sorprendente tra il presente e il XV secolo. Il medesimo slancio che oggi spinge un adolescente a rivendicare la propria individualità animava anche Giovanna; la sua ostinazione a non piegarsi alle aspettative degli altri, il suo desiderio di seguire una voce interiore più forte di qualsiasi imposizione esterna.
Per questo “La ragazzina” non è solo un romanzo storico ma è anche un romanzo sull’adolescenza, sulla costruzione dell’identità, sulla fatica di essere diversi e, soprattutto, sulla nostra contemporaneità. Attraverso la figura della Pulzella d’Orléans, Valeria Parrella ci fa pensare a tutte le ragazze che osano occupare spazi che non sono stati pensati per loro, tutte le giovani anime che vengono giudicate, derise, marginalizzate o represse perché troppo libere, troppo intense, troppo appassionate, troppo difficili da classificare, troppo esuberanti, troppo stravaganti, troppo credenti o, più semplicemente, perché sanno dire di no.
“Infatti in ogni luogo del mondo una ragazzina si mette di traverso. Dice di no alla guerra, al matrimonio, no alla madre, al guardiano, no al tiranno, no al velo, e al padre, no al silenzio, no alla violenza, no al maestro, no a dio, non al sopruso. Arrischia la sua vita per questo.”
Anche sul piano stilistico l’autrice conferma una voce inconfondibile: la sua scrittura si costruisce non soltanto attraverso le parole, ma soprattutto attraverso la punteggiatura, che diventa un potente strumento ritmico e narrativo, capace di modulare esitazioni, slanci e tensioni interiori con grande efficacia.
La Giovanna di Parrella simboleggia un femminile spesso esposto allo scherno e alla violenza, ma anche la straordinaria forza di chi continua a essere sé stesso nonostante tutto. E la sua storia ci ricorda che, molto spesso, non è il diverso a essere pericoloso, ma la paura che il diverso può suscitare negli altri.
“Jean Massieu – ufficiale giudiziario –, Guillaume de la Chambre – medico –, Pierre Bouchier – prete – testimonieranno di averla vista parlare con san Michele nell’ultimo istante della sua brevissima vita. Lì in alto: sulla pira. Perché gli uomini pensano sempre di sapere tutto”; e Giovanna d’Arco aveva solo diciannove anni.
Una lettura lucidissima, intensa e profondamente attuale.
“La ragazzina” di Valeria Parrella, edizioni Feltrinelli. Libri e Pensieri



