Le recensioni che nessuno ha chiesto

“Storia di una ladra di libri ” di Markus Zusak: recensione libro

Ho letto questo libro per la prompt numero 16 della Pop Sugar Reading Challenge:
Un libro che abbia l’immagine di un libro in copertina
L’ho scelto perché…
…erano diversi anni che volevo leggerlo, ma non avevo mai trovato l’occasione giusta per farlo… fino ad ora.

 

L’ho detto a pagina 1, lo ribadisco dopo 562 pagine: che libro meraviglioso…
Il potenziale di quest’opera era già ben visibile dalle prime frasi, quando capiamo che la narratrice della vicenda sarà la Morte. Trovata a mio avviso molto originale, anche per quel che le viene fatto dire. La sua non è affatto una figura crudele, macabra o spietata: è come se fosse un’addetta ai lavori (che noi consideriamo spiacevoli) e, mentre svolge il suo compito, prova moltissima empatia nei confronti degli esseri umani.

L’amore e la paura per le parole

Una scena dal film del 2013

Uomini che giocano a chi è il più grande e il più potente della terra, patetiche creature che si sventrano per il gusto di conquistare un pezzettino di terra in più.
Ma tra questi esseri troviamo i protagonisti della nostra storia, imperfetti, logori a causa di un terribile conflitto, ma che non si fanno corrompere da un perverso lavaggio del cervello: essi conservano tutta l’umanità di cui il mondo ha bisogno. Zusak la rappresenta parlando dell’amore per le parole, per i libri.

La giovane Liesel a soli 11 anni è affidata a due genitori adottivi: la scorbutica Rosa e il dolce Hans, uno dei tre personaggi più belli del romanzo. Questo incontro è molto simile alla prima parte di Anne of Green Gables, in quanto la figura materna è tutto fuorché materna, appunto, mentre il padre adottivo riesce fin da subito entrare in sintonia con la piccola; eppure il lettore capisce subito che lui non è il solo a volerle bene: è solo il più bravo a dimostrarlo. Liesel, dunque, si ambienta nella cittadina tedesca: va a scuola e si fa degli amici, tra cui il secondo personaggio più bello del romanzo, Rudy. I due passano le giornate a giocare insieme e lei scopre un fascino irresistibile per le parole; è attratta e spaventata da loro, a causa di alcuni avvenimenti strazianti e inspiegabili che è stata costretta a vivere anni prima, eventi in cui i libri avevano un ruolo cruciale.

Così inizia a compiere dei piccoli furti, dai libri scampati per caso ai roghi appiccati dai nazisti a quelli della biblioteca della moglie del sindaco: per Liesel non sono mai abbastanza. Passa i pomeriggi  a giocare a calcio con gli altri bambini e intere nottate a leggere. Le azioni abitudinarie della protagonista sono dissonanti con le brutture che accadono nel frattempo: la sanguinosa guerra che esplode nel mondo cerca in ogni modo e in ogni momento di insinuarsi nell’infanzia spensierata di Liesel e dei suoi amici. La Morte ogni tanto interrompe la sua stessa narrazione per minuscole divagazioni, citazioni, precisazioni e non solo. Sarà lei ad anticiparci l’orrore che accadrà in seguito, alla fine del libro. Questo aspetto in particolare dovrebbe infastidire il lettore, eppure lo coinvolge ulteriormente. In effetti quelli della Morte sono dei veri e propri spoiler… ma non penso che sia una scelta stilistica così azzardata: in fondo la morte… è lo spoiler più grande della vita. Bruh.

Dolcezza struggente nella disperazione

La scrittura è piena di poesia, metafore, dolcezza: ti costringe a guardare in faccia l’orrore, ma ti dice anche “coraggio, vai avanti, non sei da solo, c’è molto di più sotto questa coltre di sofferenza”.

Alcuni passaggi trasmettono una sensazione di protesta d’amore: all’odio nazista Liesel, i genitori adottivi e Max (un ragazzo ebreo che viene nascosto in casa loro, nonché terzo personaggio più bello del romanzo) strappano le pagine del Mein Kampf, le riverniciano di bianco, le cancellano, creando delle nuove pagine bianche pronte per essere riscritte. Le parole, in questo caso, verranno impiegate in modo migliore, per comunicare speranza e pace. Un libro sull’immensa potenza delle parole, che altro non sono che idee con una forma precisa, un intento definito e importante. Ed è qui che si arriva al simbolismo più alto di quest’opera: ogni libro (rubato o regalato alla bambina) rappresenta un personaggio, con i suoi perché, le sue paure, le sue fragilità.

Ogni libro è una persona.
La commozione sale a livelli stellari.
Dal canto suo, per Liesel, ogni libro rappresenta una relazione con qualcuno e la cura che lei ha per quella persona.
La commozione sfocia in pianti inarrestabili.

Altra nota positiva: Zusak pone l’accento su un argomento che non sento spesso citare quando si parla della Germania durante la Seconda Guerra Mondiale, ossia la povertà estrema dilagante che è costretta a subire, la conseguente fame e i furti commessi dai civili (in questo caso sono più che altro per mani di bambini e ragazzini) per poter mangiare qualcosa. Siamo abituati a pensare alla sofferenza derivante dalla miseria della guerra quando si tratta degli altri paesi, quelli “buoni”, ma qui sono i tedeschi, i “cattivi” quelli che soffrono. È una prospettiva molto interessante, perché l’autore si serve della voce di chi ha uno schieramento estremamente neutrale. La Morte, in effetti, vede solo persone che soffrono, e questo, naturalmente, è sempre un pugno nello stomaco, “anche” se sono tedeschi.

Ci sarebbero moltissime altre cose da dire, ma chi non ha mai letto “Storia di una ladra di libri” potrebbe non apprezzarle appieno se spiattellate da me, frettolosamente e in modo forse troppo coinvolto e sentito. Preferisco lasciare qualche domanda in sospeso e una manciata di curiosità ove mancasse qualche informazione.

Leggetelo, credetemi, è meraviglioso, anche se fa male. Ecco, sarò sincera, mi ha fatto soffrire. Ma, anche per questo, mi ha fatto vivere, e ha rinnovato in me l’amore per i libri e per la magia che risiede nelle parole. Se magia buona o cattiva, questo sta a noi deciderlo. Sta a noi scegliere se usare i libri come strumento per relazionarci con il prossimo, o come arma per ucciderlo.

Voto: 5/5 stelline

“Sì, mi ricordo sovente di lei, e in una delle numerose tasche ho conservato la sua storia da raccontare. Non è che una delle miriadi di storie che porto con me, ognuno a suo modo straordinaria. Ciascuna di loro rappresenta un tentativo -un faticoso tentativo – di dimostrarmi che la vostra esistenza di uomini vale la pena di essere vissuta. Eccola qui. Una fra le tante.
La ladra di libri.
Se ti fa piacere, vieni con me. Ti racconterò questa storia.
Ti mostrerò qualcosa.”

“Storia di una ladra di libri” di Markus Zusak, Edizioni Frassinelli. Le recensioni che nessuno ha chiesto.

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Ilaria Guzzi

Ilaria. 23 anni. Studentessa Unimib (Scienze della formazione primaria) Ariete ascendente Divoratrice (non fa differenza se di cibo o di libri). Devota seguace della Popsugar Reading Challenge. (https://www.popsugar.co.uk/entertainment/reading-challenge-2020-46911508?utm_medium=redirect&utm_campaign=US:IT&utm_source=direct)
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