Recensioni

“Il treno dei bambini” di Viola Ardone: recensione libro

Per comprendere un romanzo è necessario fare un po’ di strada con le scarpe di qualcun altro, nel nostro caso meglio ancora se con quelle del protagonista. Amerigo è ossessionato dalle scarpe, ci gioca, le osserva, le vede bucate, le sogna nuove e splendenti, cento punti. Ma le scarpe di Amerigo, spesso strette, in senso stretto non esistono.

Amerigo deve adattare il suo piede a forme altrui, così come voi dovrete adattare i vostri al selciato dei vicoli di una Napoli calpestata da una guerra, di una Napoli in cui i tedeschi, fortunatamente senza rappresaglia, avevano scoperto prelibate specialità partenopee, “i russi” rubano bambini, non si sa bene se per mangiarli, tagliargli mani e piedi, o mandarli in Siberia, e qualcuno rimpiange addirittura il re baffino. In poche parole, una Napoli in cui si fa in fretta a passare da poveri a pezzenti.

Raccontare di bambini con voce di bambino è operazione complessa, prova d’esame per qualsiasi narratore. Per trovare il corretto registro è necessaria una penna duttile, in grado di piegarsi a un linguaggio e a una spontaneità che non sono più quelli dell’adulto. Ecco perché, tolti i classici, i bambini memorabili della letteratura non sono poi così tanti, e ancor meno sono quelli narrati, o narranti, in prima persona: Amerigo, per certi versi, ricorda l’autobiografico Frankie McCourt de “Le ceneri di Angela”, con i bassi e la povertà di Limerick non poi così diversi da quelli partenopei del dopoguerra, e per la sua ingenuità pronta a mutare in straordinaria ironia, ha qualcosa dell’indimenticabile Momò di Romain Gary.

Nomen omen

Il nome Amerigo è quasi “omen” di viaggi in terre lontane, così come erano lontane Bologna e Modena nel ‘46. Trentadue ore di viaggio da Napoli, nel ‘46. Così come è ormai lontana dalla memoria collettiva una storia che coinvolse settantamila bambini, e di conseguenza centoquarantamila famiglie: quelle che aprirono le mani per ricevere cappotti, lasciando andare quello che avevano di più prezioso, e quelle che quei cappotti furono liete di reintegrare. Lontane, come ci paiono lontane, in questi “mala tempora” di ostentati egoismi, storie di solidarietà, belle storie chi aiuta a casa propria.

La Ardone schizza con mina leggera visi di bambini e adulti, la sua mano è delicata e poetica nel tratto, ma la memoria del lettore avverte subito che il segno di questa storia si andrà a fissare in profondità. “Non è arte mia ” è una frase che, in tutte le varianti, ricorre e si rincorre nel libro e, proprio per questo, mi piace chiudere rassicurando Viola: la narrazione è sicuramente arte sua.

“Ma la morte è subdola e prepotente, va a stanare le persone nelle loro abitudini, nelle loro piccole certezze e nei loro vizi”

*****

Viola Ardone nasce a Napoli nel 1974, è laureata in lettere, insegna italiano e latino, e ha alle spalle diverse pubblicazioni. Fra i suoi romanzi ricordiamo: La ricetta del cuore in subbuglio (2013) e Una rivoluzione sentimentale (2016) entrambi editi da Salani. Nel 2019 pubblica con Einaudi “Il treno dei bambini” che diventa rapidamente un clamoroso successo editoriale internazionale alla Fiera di Francoforte ed è in corso di traduzione in venticinque lingue.

Il treno dei bambini” di Viola Ardone, edizioni Einaudi. I libri di Riccardo

Riccardo Gavioso

Nasce a Torino nel 1959, dove si laurea in Giurisprudenza. Ma ormai incerto su chi fossero i buoni e i cattivi, e pur ritenendo il baratto una forma di scambio decisamente più evoluta del commercio, da allora è costretto a occuparsi di quest’ultimo. Inevitabile, quindi, che l’alienazione professionale lo spinga tra le braccia di una penna e che la relazione, pur tra alti e bassi, si protragga per diversi anni. Poi, deluso in egual misura da quel che si pubblica e da quel che non si pubblica, smette di scrivere narrativa e si occupa di giornalismo collaborando con diverse testate di rilievo e creando un blog che arriva a incuriosire diecimila lettori al giorno. Torna alla narrativa con Arpeggio Libero con cui pubblica attualmente. Ha ottenuto diversi riconoscimenti per i suoi racconti. Nel 1997 è stato finalista al Premio Internazionale di Narrativa “ Il Prione ”.

Articoli correlati

Pulsante per tornare all'inizio
The BookAdvisor
Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.