“Il libraio di Venezia” di Giovanni Montanaro: libri, amore e resistenza a Venezia

Il libraio di Venezia racconta la storia di Vittorio, libraio di una piccola e tenace libreria indipendente nel campo San Giacomo a Venezia, e del suo incontro con Sofia, una giovane che comincia a frequentare il suo negozio. La quotidianità apparentemente semplice dei libri e delle calli veneziane viene stravolta dall’eccezionale acqua alta del 12 novembre 2019: 187 cm di acqua sommergono la città e i pavimenti della libreria, allagano gli scaffali e mettono in pericolo i libri che Vittorio ama con passione.
Montanaro, che ha vissuto quei giorni, racconta l’angoscia dell’acqua che sale e distrugge ma anche la solidarietà e la resilienza degli abitanti, mettendo in scena una Venezia che reagisce e si ritrova viva nonostante tutto.
La narrazione è, prima di tutto, un omaggio alla letteratura e alle librerie indipendenti come istituzioni comunitarie e umane, così come a Venezia, con le sue calli, la sua fragilità e la sua bellezza.
l racconto trasforma un evento storico in esperienza vissuta, restituendo sensazioni di paura, impotenza ma anche di sostegno reciproco e speranza.
Ne Il libraio di Venezia emerge una storia di solidarietà e umanità: persone che si aiutano, tracce di vita che resistono, e la sensazione che i libri e le comunità culturali abbiano il potere di sopravvivere e persino di rinascere.

Nel raccontare l’acqua alta del 12 novembre 2019, Montanaro evita la tentazione della cronaca pura e sceglie invece la via dell’intimità narrativa: Venezia non è semplice sfondo, ma organismo vivo e vulnerabile, attraversato da una ferita che diventa esperienza collettiva. È proprio nella restituzione dell’atmosfera — l’acqua che sale lenta, l’odore salmastro che invade gli spazi, la fragilità concreta dei libri esposti alla marea — che il romanzo trova la sua forza più autentica. La scrittura, piana e misurata, riesce a rendere tangibile l’angoscia senza cedere al patetismo, costruendo un senso di partecipazione che coinvolge il lettore.
Accanto alla dimensione emergenziale, il libro si configura come un atto d’amore verso le librerie indipendenti e verso la comunità che le abita. La libreria di Vittorio diventa presidio culturale e simbolo di resistenza: uno spazio in cui i libri non sono merce, ma legame, memoria, possibilità di dialogo. In questo senso, Montanaro intercetta un tema contemporaneo — la fragilità dei luoghi della cultura — e lo traduce in una narrazione accessibile, capace di parlare a un pubblico ampio.
Il libraio di Venezia resta comunque un testo coerente e sentito, che trova la propria cifra nella capacità di trasformare un evento traumatico recente in racconto di solidarietà e resilienza. Non ambisce alla complessità strutturale o alla sperimentazione formale, ma costruisce una narrazione garbata e partecipe, in cui la letteratura diventa strumento di testimonianza e di cura. In questa misura, il romanzo si offre come omaggio affettuoso a una città fragile e ai suoi custodi silenziosi: i librai, che continuano a difendere storie anche quando l’acqua sembra volerle cancellare.
“Il libraio di Venezia” di Giovanni Montanaro, Feltrinelli Editore Il respiro dei libri



