L’ultimo libro di Mario Calabresi, “ALZARSI ALL’ALBA”, edito da Mondadori, è soprattutto un inno alla fatica.
Mutuo dall’autore il fatto di dare una definizione dei vari concetti che ha voluto evidenziare nella sua raccolta di pensieri sparsi (ma molto, molto ben articolati) proprio per dire che “inno” è: un discorso o scritto che celebra o esalta persone, azioni, ideali e sentimenti (Treccani). Perché? Perché vorrei davvero che questo libro intenso invogliasse ogni lettore a comprendere cosa è la fatica, quali sono i suoi innumerevoli significati, perché non ci piace più, perché invece ai nostri giorni deve conservare la dignità di essere una guida e un motore per la quotidianità, perché merita di essere celebrata ed esaltata.

Da dove nasce questo libro
Scrive Mario Calabresi:
“Venerdì 8 gennaio 2016, una settimana prima di diventare direttore di Repubblica, feci una nota sul telefono, una delle migliaia che ho scritto in questi anni, che aveva questo titolo: “Alzarsi all’alba”. Poi c’era un sottotitolo che recitava: “Perché solo la fatica ci salverà”. Non ho idea cosa mi spinse quel giorno a cominciare a raccogliere idee e esempi di storie di dedizione, di lavoro, di pazienza, di tenacia, di sacrificio, in una parola di fatica. Ricordo però che già allora pensavo fosse necessario provare a ridare un significato più pieno e completo a una parola che oggi ha soltanto un’accezione negativa. Ma non solo, anche a sfatare l’illusione che la fatica potesse scomparire dalle nostre vite. Nel tempo ho raccolto idee e storie e adesso questo viaggio è finito ed è diventato il mio nuovo libro.”
«La fatica la devi adorare»
Crede così tanto nella “fatica” che fa sua la frase che Veronica Yoko Plebani, la giovane atleta paralimpica che ha ispirato il libro e che gli dice audacemente, mentre entra nel mare gelato per allenarsi: «La fatica la devi adorare». E Veronica ne sa di fatica, ha entrambi i piedi amputati a metà, la sabbia è un ostacolo ma lei sorride e si allena con forza e passione. E per molte persone la fatica è addirittura la cifra essenziale della loro esistenza, non solo una scelta ma anche un gesto d’amore.
Di cosa è fatta la fatica
Così, partendo proprio dalla definizione di “fatica” (“sforzo materiale che si fa per compiere un lavoro o svolgere una qualsiasi attività, e di cui si sente il peso e poi la stanchezza”), si snodano le pagine di questo libro, che invitano altresì a riscoprire il valore del tempo, della pazienza e della costanza, nel racconto di tante vite, anche piccole, ma non per questo meno grandi. Sono le vite di un allenatore che insegna la tenacia, di un marito che cura la moglie malata, di un papà che corre le ultramaratone per essere più vicino al cielo, di una ottantanovenne che ancora lavora nel suo ristorante e pulisce i bagni del cimitero perché siano accoglienti per tutti, di una restauratrice paziente, di un maestro di pianoforte che diventa vinicoltore, di un uomo la cui vita “è una lunga mattina dopo, segnata dal vento ma anche dall’incompetenza degli uomini”, della pattuglia dell’alba che fa funzionare il mondo.
Le tante parole importanti
Fatica, difficoltà, vocazione, tradizione, sogno, tenacia, noia, dedizione, lavoro, pazienza, sacrificio, solitudine, compassione, cura, antidoto: ecco tutte le parole che danno il “la” alle storie raccontate – quattordici oltre alla prefazione – in una sorta di taccuino di viaggio, nel quale Mario Calabresi restituisce i suoi personaggi con uno sguardo intimo, come se fossero parte del suo stesso nucleo affettivo. Ne nasce una narrazione potente, densa di sensazioni, di aromi e di memorie, capace di coinvolgere e trascinare il lettore e che, rispetto alla stagione del giornalismo più combattivo, ha una distensione interiore e una leggerezza rara.
Questo è un libro che meriterebbe di entrare nelle scuole, di essere donato e condiviso con i ragazzi, con gli adolescenti, con chi si affaccia alla vita adulta e al mondo del lavoro, come i maturandi di un liceo ai quali augurò: “In bocca al lupo per la maturità e vi auguro di fare fatica nella vita”. Ma che “fa bene” anche a chi è già cresciuto.
Perché l’alba
“Mi sono innamorato dell’alba perché è discreta, silenziosa e poco frequentata. L’alba contiene il futuro: tutto può e deve ancora succedere.” Questo pensiero è stato espresso anche da Victor Hugo: “L’alba ha una sua misteriosa grandezza che si compone d’un residuo di sogno e d’un principio di pensiero.” E per me l’alba è sinonimo di speranza.
Un atto di ascolto
Il libro dialoga apertamente con la biografia dell’autore, senza mai diventare autoreferenziale. Chi conosce la storia di
In questo libro si intrecciano emozioni e riflessioni: la malinconia del passato con i ricordi d’infanzia, la passione per il mestiere del giornalista e la determinazione di chi usa la scrittura per comprendere la propria esistenza.
Un libro luminoso, affatto retorico, attraversato da tinte vivide, che finiscono per sovrastare le infinite sfumature opache che la vita spesso ci mette davanti.
Alzarsi all’alba – Mario Calabresi (Mondadori) – A Garamond Type.
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