Ci sono libri che fanno malie. Hanno il potere di conquistarti anche quando sono lontani dal tuo genere preferito. Ti attraggono, a colpo d’occhio. Avverti, però, che c’è qualcosa che ti fa arricciare il naso, quasi a scartarli, ma l’attrazione è talmente forte che alla fine cedi. Li leggi. Pur trovando parti non linea con i tuoi gusti, non riesci a staccarti dalle pagine.

In Marina di Carlos Ruiz Zafόn ti addentri in una Barcellona segreta. Sei gli occhi e le gambe di un giovane studente che passa la sua adolescenza in un collegio della città catalana. Il ragazzo, senza alcun permesso, si allontana spesso dal convitto per esplorare quartieri e vie che trasudano storia e misteri. In una delle sue fughe viene ammaliato da una musica e si avvicina alla casa da cui esce quella melodia incantevole. Senza invito entra, si impossessa di un orologio e scappa, un gesto questo che non gli appartiene. Poi, ritorna in quella casa per riconsegnare quanto sottratto e conosce Marina e suo padre. Niente per lui sarà più come prima. Scoprirà segreti inconfessabili, storie raccapriccianti di gente che si muove nell’oscurità sbattendo le ali del male.
Il romanzo ha un suo fascino. La scrittura è piena, di una bellezza evidente quanto la Barcellona gotica che lascia enigmi alla vista degli stranieri e di chi la conosce bene. Il lettore è curioso, vuole sapere come andrà a finire la storia. Quei passaggi che apparentemente non dicono nulla, in realtà, sono ricchi di significato. Ti addentri, così, nel mistero sfidando l’inquietudine.
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“Marina” di Carlos Ruiz Zafόn, edizioni Mondadori. Dream Book.




