Dream Book

“L’isola dove volano le femmine” di Marta Lamalfa: liberarsi della famiglia senza rinnegare il proprio sangue

Bisogna essere foglia, staccarsi dall’albero, per prendere la propria strada. Andare dove portano i sogni, le ambizioni, la curiosità. Fa male lasciare le radici, la famiglia. Se intendi conoscere ciò che nessuno ti spiegherà mai è necessario allontanarsi. Spiccare il volo. Cercare con i propri desideri quello che serve alla mente vogliosa di apprendere cose nuove, diverse. Con gli occhi acchiappi le differenze, le fai tue e le trasformi in stelle.

Devi volerlo, però. Devi essere pronta ad issarti sulle tue forze, contare sui tuoi piedi che ti porteranno lontano a calpestare terra e asfalto, polvere e pietre, per costruire la vita come meglio piace a te e non come la vorrebbero gli altri. A volte, la via è imposta senza una minima possibilità di scelta. Liberarsi dalla presa della famiglia, che ha le sue convinzioni, idee, tradizioni, non porta a rinnegare il proprio sangue. Anche se all’inizio parrebbe proprio così, le cose starebbero diversamente. Ognuno deve tracciare il proprio percorso, sbagliando e cadendo. Scoprirsi foglia e farsi vento è la vera libertà per ascoltare ciò che l’esistenza ti para innanzi solleticando il tuo bel daffare.

In L’isola dove volano le femmine di Marta Lamalfa entri nelle pance vuote di molte famiglie di Alicudi. Sicilia, 1903. Caterina ha perso la sua gemella, Maria. È morta per un male incurabile. Ora che la sorella non c’è più, anche se la stanza di Caterina si è allargata, la vita le è diventata più stretta. Lavora in campagna sino a sera, consegna le acciughe sotto sale e aiuta la mamma nelle faccende di casa. Da tempo, sull’isola sono costretti a mangiare pane nero, aspro, che ha il tanfo della morte. Le spighe di segala sono state infestate da piccoli corni neri. La ragazza, in quei bocconi, trova il modo per scappare da un presente solitario e amaro. Raggiunge così le majare, le streghe, che vivono ad Alicudi e volano di notte libere di fare ciò che vogliono.

Il romanzo è suggestivo. La storia poggia su una struttura narrativa ben studiata e meglio costruita. La scrittura è intima, profonda. Scortica l’essenza della vita, dei sentimenti. 

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“L’isola dove volano le femmine” di Marta Lamalfa, edizioni Neri Pozza.  Dream Book.

Lucia Accoto

Lucia Accoto. Critico letterario Rai Cultura per Mille e un libro Scrittori in Tv di Gigi Marzullo su Rai1. Giornalista pubblicista, recensore professionista. Lettura, scrittura e stile, fonti di vita e di ispirazione

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