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“Il prezzo della libertà” di Valentina Petrini: la battaglia per la dignità nel fine vita

Il dolore è la voce che svaligia la calma. Rivela ogni cosa, anche quello che non pensi e che poi si fa parola, preghiera. Senti il tremito della paura, il bisbiglio della sofferenza che annuncia tutto il suo potere. E avverti già il corpo morto, fragile, sfibrato. Il dolore è più forte di te. lo sopporti, lo gestisci diventano roccia, ma arriva sempre un momento in cui ti sfaldi. Hai un crollo fisico, emotivo. È normale perché rigetti il ritmo del dolore. Sopravvivergli è già un atto concreto di ribellione.

Decidere sulla propria fine, invece, è una piccola rivoluzione. È possibile essere liberi pure nella scelta, coraggiosa, di volere il suicidio assistito. Il malato può disobbedire al dolore. Se presenta una diagnosi terminale, la capacità di intendere e di volere, sofferenze fisiche e psichiche insopportabili e se dipende da trattamenti di sostegno vitale, ha il diritto di scegliere questa strada, difficile, per mettere fine al dolore ed essere libero. Quando non hai più un corpo nel quale abitarci serenamente, decidi anche di non farti fregare nella dignità. Sarebbe un furto ancora più doloroso.

In Il prezzo della libertà di Valentina Petrini, edito da Solferino, conosci la storia di Sibilla e Anna. Le due donne appartengono a due generazioni diverse: una è nata nel 1963, l’altra nel 1945. Anche i loro modi sono differenti, la buona borghesia intellettuale e la classe operaia. Sebbene nemmeno si conoscano, hanno qualcosa in comune: una malattia che le costringe a soffrire di un dolore invalidante e insopportabile, e hanno poco tempo davanti. Sibilla è un’attivista nella battaglia per la piena attuazione della legge sul suicidio assistito ed a differenza di Anna è benestante. Sa che non è tenuta a sopportare all’infinito il suo calvario, potendosi permettere la prospettiva di una fine diagnosi in Svizzera. Anna, al contrario, ha svolto lavori umili per tutta la vita, non ha risorse economiche né la consapevolezza piena dei suoi diritti. Così, mentre Sibilla fa di tutto per ribellarsi, Anna finisce per non poter disporre nemmeno del suo stesso corpo, perché sono gli altri a decidere per lei.

Il libro è intenso, forte. È uno scoglio. È anche un urlo affinché le vite delle due protagoniste siano la strada per garantire un aiuto, vero, che deve venire dallo Stato. L’autrice documenta la sofferenza, il dolore e la volontà di smettere di soffrire cercando di mettere mano alla grande disinformazione, forse volutamente politica. La scrittura è una supplica, una voce autentica, nel ristabilire la questione identitaria del dolore. Dinanzi ad esso si è innocenti, piccoli, esposti all’uragano del tormento.  

“Il prezzo della libertà” di Valentina Petrini, edizioni Solferino.

Lucia Accoto

Lucia Accoto. Critico letterario Rai Cultura per Mille e un libro Scrittori in Tv di Gigi Marzullo su Rai1. Giornalista pubblicista, recensore professionista. Lettura, scrittura e stile, fonti di vita e di ispirazione

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