Il vuoto esistenziale di una generazione perduta ne L’ultimo Cuba Libre di Pier Francesco Grasselli

Sono passati vent’anni dall’uscita de L’ultimo Cuba Libre edito da Mursia, il romanzo d’esordio dell’irriverente e noto scrittore Pier Francesco Grasselli che in diverse occasioni ho definito “il Bukowski dei giorni d’oggi”.
Nonostante il tempo passato, di questo romanzo se ne parla tanto ancora oggi e risulta più che attuale. In esso protagonista è una generazione di giovani benestanti e annoiati che si portano dentro un vuoto esistenziale difficile da definire. Essi tentano di sopperire ad esso ostentando soldi, vacanze a Cortina, auto costose, cellulari di ultima generazione. Le loro vite superficiali e caratterizzate da esperienze all’insegna del sesso e della droga sono lo specchio di una generazione perduta che non riesce a dare un senso adeguato e soddisfacente alla propria esistenza perché ha perso la propria bussola interiore e perché non trova all’esterno e nel proprio contesto sociale ideali, modelli e passioni degne da perseguire.
Piuttosto che attraversare questo vuoto esistenziale e rintracciare dentro di sé delle risorse per riemergere, i protagonisti di questo romanzo si illudono di colmarlo con esperienze grazie alle quali sentirsi vivi o sedare la noia cosmica che li consuma quotidianamente. Queste esperienze a volte estreme risultano soltanto solo un palliativo destinato a fallire.
L’ultimo Cuba Libre di Pier Francesco Grasselli è un romanzo sfrontato, diretto e crudo al tempo stesso che si legge in poco tempo e dal quale è difficile non riuscire a rimanerne colpiti. Travolgente e spietato lascia l’amaro in bocca e invoglia a reagire al vuoto e alla noia. Consigliato vivamente alle nuove generazioni e non solo. A chi ama le letture palpitanti di sensazioni ed emozioni intense.
In occasione del suo ventennale ho avuto il piacere di intervistare l’autore che è in costante fermento creativo e che ci svela il segreto del suo successo.

Pier Francesco, partiamo dall’origine com’è nata vent’anni fa l’idea di scrivere L’ultimo Cuba Libre?
Per cominciare diciamo che uno scrittore, soprattutto se è giovane, scrive di ciò che conosce, perché difficilmente avrà maturato una grande esperienza del mondo e della vita. Quando scrissi “L’ultimo Cuba Libre” io avevo appena compiuto 27 anni, e quello che descrivo nel romanzo bene o male era il mio mondo, anche se non vi partecipavo allo stesso modo dei protagonisti. Ero un po’ più morigerato, diciamo, e comunque non assumevo cocaina. In realtà la cocaina l’ho provata una sola volta, mentre iniziavo a scrivere il seguito, “All’Inferno ci vado in Porsche”, e più che altro per descrivere in seguito ciò che provavo nel libro.
Un’altra ragione per la quale finii per scrivere “L’ultimo Cuba Libre” al modo in cui l’ho scritto, è che volevo provare la tecnica che a suo tempo era stata usata solo da Bret Easton Ellis in “Le Regole dell’Attrazione”, la tecnica dei differenti punti di vista adottati a rotazione. L’ho usata scrivendo al presente e in prima persona, calandomi nei panni di ciascuno dei giovani protagonisti del romanzo e adottandone la prospettiva. Ho poi fatto avanzare la narrazione a ogni capitolo, il che ha reso “L’ultimo Cuba Libre” una lettura molto dinamica.
Sono passati vent’anni dalla pubblicazione del primo libro di questa trilogia e se ne parla ancora oggi tanto. All’epoca avresti mai scommesso su questo successo?
No di certo, anche se sapevo che sarebbe piaciuto ai lettori, soprattutto a quelli giovani, perché parla di loro. A tutt’oggi, credo che dei miei oltre 30 titoli, “L’ultimo Cuba libre” sia quello che ha venduto di più, insieme al secondo volume della trilogia, “All’inferno ci vado in Porsche”. È stato ristampato una marea di volte e dopo vent’anni è ancora nel catalogo Mursia.
La cosa che mi ha fatto (e mi fa ancora) davvero piacere è quando ragazzi e ragazze che ammettono candidamente di aver letto poco o niente nella vita mi scrivono che lo hanno “divorato”. Mi fa piacere perché in questo modo giovani che prima non conoscevano il piacere di leggere un buon libro si avvicinano alla letteratura, e di questi tempi ce n’è molto bisogno. Partono da “L’ultimo Cuba Libre”, e poi magari, qualche anno dopo arrivano a Dostoevskij!
Il tuo romanzo parla di una generazione perduta tra droga, sesso e superficialità. È una generazione che piuttosto di superare il vuoto che si porta dentro si illude di colmarlo. Come definire quel “vuoto esistenziale”?
Dato che tu sai che scrivo anche libri di esoterismo potrei rispondere così: quel “vuoto esistenziale” è l’ignoranza di sé stessi, l’essere imprigionati nell’ego, nella propria parte strettamente creaturale, e non avere alcuna idea delle componenti più elevate e spirituali dell’essere di cui quella parte è una semplice condensazione.
Perché in ultima analisi è proprio il fatto di rimanere bloccati nell’ego, all’oscuro delle dinamiche che governano la realtà e della parte più importante e sostanziale di noi stessi, che conduce ai comportamenti autodistruttivi descritti nel romanzo. Questo problema oggi riguarda la maggior parte delle persone, giovani e meno giovani. Per questo ritengo che sia necessario e anzi urgente aprire gli occhi su certi temi.
Questa è la spiegazione filosofica, che è l’unica vera spiegazione, in ultima analisi, del malessere a cui vanno soggetti i giovani e non sono loro.
Per avere ulteriori lumi in merito il consiglio ai nostri lettori è di visitare le mie pagine esoteriche su Facebook e su Instagram, cioè i profili “Le Chiavi del Sapere”.
Nonostante il romanzo sia ambientato nei primi anni 2000 risulta attuale. Come e in che misura i giovani d’oggi potranno rispecchiarsi o porre le distanze da questa generazione di cui parli?
Credo che le dinamiche siano rimaste più o meno le stesse, e che in certi casi i problemi che descrivo nel romanzo si siano addirittura esasperati e acutizzati, per esempio l’alienazione giovanile.
Penso che vedersi, o leggersi, “riflessi” nelle pagine di un romanzo possa innescare nei giovani lettori delle prese di coscienza potenzialmente benefiche, così che in seguito possano prendere le distanze da un tipo di vita che logora e corrompe e, come dire, “aggiustare la propria rotta”.
C’è un personaggio de L’ultimo Cuba Libre al quale sei particolarmente legato e perché?
In realtà sono affezionato a quasi tutti, avendo fatto comparire ciascuno di essi in vari romanzi. Mi ci sono affezionato anche se alcuni di loro sono veramente degli “stronzi”, come si suol dire. Per esempio Tony, lo sciupafemmine, o quel figlio di papà viziato che è Claudio.
A chi consigli la lettura dell’intera trilogia?
La consiglio in primo luogo ai giovani, visto che personaggi come quelli che descrivo, un tempo mosche bianche, sono oggi sempre di più comuni.
Come è cresciuto artisticamente Pier Francesco Grasselli da L’ultimo Cuba Libre ad oggi?
È cresciuto moltissimo… anche se non dovrei essere io a dirlo. Nel tempo mi sono cimentato con molti generi letterari differenti, e questo mi ha arricchito sia come scrittore che come lettore – perché ovviamente prima di scrivere occorre leggere, e tanto. Ho scoperto di saper maneggiare stili di scrittura diversissimi tra loro, per esempio quello che uso nella “Ricerca di Sé stessi” è molto diverso da quello che ho usato nei primi romanzi, e lo stesso si può dire del registro umoristico e caustico che ho utilizzato nei “Maschilisti”, in “Tromba Daria”, in “Lei” e in “Maschio Alfa”. Per non parlare della saggistica e della poesia.
Fra l’altro, i contenuti “esoterici”, che già costituivano un mio interesse da giovane, ho cominciato a esprimerli attraverso la scrittura solo dopo i trent’anni, e da allora la mia produzione ha acquisito una profondità e una ricchezza che prima di certo non possedeva.
La critica che negli ultimi venti anni ti ha stroncato…. e quella che ti ha appagato….
Riguardano entrambe uno degli ultimi volumi che ho pubblicato, “Il Nuovo Manuale del Playboy”, che molte persone giudicano in maniera superficiale, senza nemmeno averlo sfogliato, solo dal titolo, dimenticando che il 90% dei miei titoli sono delle provocazioni e che i libri, se ci si degna di leggerli, si rivelano ben più complessi di quel che appare a un primo sguardo.
C’è chi si ferma alla copertina, quindi, senza approfondire, e addirittura mi insulta… in particolare dopo il mio breve exploit alla Zanzara di Cruciani, che ridere…. e c’è chi invece, avendo letto il libro, mi scrive dicendo che ha apprezzato non solo l’ironia ma anche la profondità di ciò che ho espresso.
Del resto lo faccio spesso: cerco di veicolare messaggi che ritengo importanti sotto le mentite spoglie di volumi dai titoli ridanciani e provocatori, a tratti goliardici. Sono un gran burlone.
Cosa vuole fare da grande Pier Francesco Grasselli? Progetti futuri…
Sta per uscire un nuovo saggio “esoterico” per le Edizioni Om, è il terzo libro che pubblico con loro e questo si intitola “Il Nuovo Tempo, il Nuovo Paradigma e come adottarlo”.
Tratta di un argomento che mi sta molto a cuore, il cambio di mentalità a cui siamo chiamati nell’Era dell’Acquario, annunciato chiaramente dai transiti astrologici di quest’anno. Questo cambio di mentalità è radicale e riguarda il modo in cui concepiamo la realtà, finora limitato, materialista e incompleto. La realtà è una creazione della coscienza: lo hanno ripetuto per secoli i maestri spirituali di ogni tradizione, e ormai ci sono arrivati anche quegli zucconi degli scienziati, grazie alla fisica quantistica (per esempio ne sta parlando molto Federico Faggin). Questa scoperta non si è però ancora tradotta in pratica, è rimasta sullo sfondo, come un concetto noto ma astratto, mentre il senso comune continua testardamente a considerare il mondo che ci circonda come qualcosa di autonomo e indipendente da noi, dalla nostra interiorità. Invece l’interiorità è il “proiettore” che crea il mondo intorno a noi, ed è venuto il momento di portare questa consapevolezza nella vita quotidiana, anche se ciò significa rivoluzionare le nostre credenze e la nostra idea di quel che è la realtà.
Mi fermo qui. Se qualcuno è interessato a questi argomenti può seguire le pagine “Le Chiavi del Sapere” sui social, come ho detto prima.
Ah, sta per uscire anche un nuovo romanzo, “parente” di “La Musa” e degli altri libri che hanno per protagonista lo scrittore Raimondo Spallanzani. Stavolta compare anche suo fratello, il professore, insieme a un misterioso sciamano che attraverso mistiche cerimonie con le “piante sacre” innescherà sorprendenti e magici risvegli di coscienza.
L’ultimo Cuba Libre di Pier Francesco Grasselli, Mursia Editore



