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Recensione “Giochi nuovi per un vecchio cane”: il nuovo noir di William Raineri

È luglio 1952, fa un caldo asfissiante, e Benito Pietra, detto Olmo – ex tenente degli Alpini, ex comandante partigiano, ora titolare riluttante di un’agenzia investigativa nella cittadina di Mugno, in val Tenebrina – si trova coinvolto in due indagini parallele.

La prima ruota attorno all’omicidio del barone Oldiferri, industriale trovato con la gola tagliata nel suo ufficio: una moglie con un alibi di ferro, Jolanda Fracassi, e un’amante scomoda, Romilda Massoleni, donna temuta e chiacchierata. La seconda riguarda Cristiano Morelli, fratello di un vecchio commilitone, ricattato da un allibratore clandestino legato alla mala milanese. Raineri intreccia le due linee con mano sicura, senza che l’una soffochi l’altra, tenendo il ritmo alto per oltre trecento pagine.

Il ritorno di Olmo

Dopo Chi porta le ombre, Raineri torna con un nuovo noir centrato su Benito Pietra e ne conferma il forte potenziale seriale. Olmo è uno dei personaggi più riusciti del noir italiano recente: non il detective duro per convenzione di genere, ma un uomo contraddittorio, geloso come un adolescente, incapace di aprirsi emotivamente, tormentato da un passato partigiano che non lo lascia in pace. Porta nel corpo le ferite cucite da un veterinario in montagna e nella testa una voce interiore, ironica e scomoda, con cui discute nelle situazioni di massima tensione. Raineri gestisce questo espediente con leggerezza, senza mai appesantire la narrazione.

La lingua è precisa e ritmica, capace di passare senza strappi dal comico al malinconico. I dialoghi hanno il sapore autentico dell’Italia del dopoguerra con il voi, i soprannomi, le bestemmie trattenute e l’ambientazione è una ricostruzione d’epoca che non è mai decorativa: il 1952 si sente in ogni personaggio, nelle ferite lasciate dalla guerra, nella ricostruzione faticosa di una normalità che non convince nessuno del tutto. La val Tenebrina d’estate diventa un paesaggio di ciminiere, polvere di marmo, bar e cascine che compongono un’Italia del dopoguerra.

Il finale è un colpo al lettore: non c’è nessuna scena madre, nessuna spiegazione. Solo un uomo che ha aspettato troppo a lungo e lo sa. Raineri rinuncia al lieto fine con una sicurezza narrativa rara, e quella fontana, quello sguardo, quella mano alzata restano in testa molto dopo aver chiuso il libro.

Giochi nuovi per un vecchio cane” di William Raineri_ Les Flâneurs Edizioni _ Recensione a cura di Morena Di Giulio.

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Morena Di Giulio

Morena Di Giulio è giornalista pubblicista iscritta all'Ordine del Lazio, blogger e beta reader. Dal 2022 è Redattrice di The Book Advisor, portale dedicato ai libri e alla lettura, dove gestisce la rubrica "Lib(e)ri di Leggere" Scrivimi a [email protected]

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