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“Le vergini del commissario Malandra” di Franco Avallone: omicidi, processioni e un personaggio da scoprire

Leggere un libro targato éxòrma significa affidarsi a qualcuno che i libri li ama, li legge e li cura nel dettaglio. Difficile spiegarlo, ma quando un lettore ha tra le mani un libro ben fatto se ne accorge, lo legge e fa fatica a mollare anche di fronte a una storia complicata, a una scrittura elaborata e diversa.

A me questo è capitato con “Le vergini del commissario Malandra”, secondo romanzo del giornalista Franco Avallone, uscito quest’anno per la collana quisiscrivemale.

La storia ha come protagonista un commissario, Leo Malandra, che si distingue per il guanto rosso che indossa sempre e usa per nascondere una insolita disabilità. La sua stessa vicenda personale pare già un bel rompicapo, che si scontra con due storie avvenute in momenti e luoghi diversi.

Il primo caso in cui ci immergiamo è la morte di un uomo, reso irriconoscibile dagli assassini, tra le vie di Ischia, dove Malandra e il fido aiutante Mario Borraccia sono stati mandati in trasferta per un mese.

“Due colleghi amici e complici legati per conto e in nome della stranezza. L’aridità li univa più dei loro misteri come due miserie in un corpo solo.”

A Ischia, quindi, impariamo a conoscere i due agenti, la loro capacità di ritrovarsi immersi in casi complicatissimi e gestirli in modo anomalo, a tratti comico, sicuramente coinvolgente.

In un mese Malandra e Borraccia riescono a risolvere un mistero intricato, a sciogliere un caso che consentirà ai lettori di entrare a stretto contatto con un personaggio, quello di Leo Malandra, dalle mille sfaccettature. Il commissario, infatti, è un uomo misterioso, a tratti burbero e non sempre trasparente, ma attento, leale e fin troppo bravo nel suo lavoro, che sembra salvarlo.

Nella seconda parte del libro il commissario e la sua spalla tornano nella città natale. Sulmona, borgo abruzzese noto principalmente per essere patria di Ovidio e terra di produzione dei confetti più buoni che ci siano, è il teatro di un nuovo, complicatissimo, caso.

La processione del sabato di Pasqua a Sulmona è per i suoi abitanti un momento imperdibile, l’emblema della sacralità. Quella che in questo libro ci viene raccontata, però, è macchiata da un atroce delitto: una ragazzina, proprio la mattina del Sabato Santo, viene trovata morta, infilzata dal pugnale rubato alla Madonna della processione sulmonese.

Leo Malandra e Mario Borraccia diventano ancora, immediatamente, gli attori principali di un mistero da risolvere. Il delitto è efferato e sacrilego e nasconde un circolo massonico che proprio tra le fila della processione sacra si dipana e fa il suo gioco.

Va a finire che il lettore si trova a camminare tra le vie di Sulmona, nel mezzo della passeggiata sacra, e con Malandra e Borraccia chiede, indaga, scopre e agisce. A pregare tra i fedeli nascondendo terribili segreti ci sono infatti personaggi noti e meno noti della Sulmona bene. Avallone ce li presenta uno ad uno, come pietanze accompagnate al vino che sono soliti bere e che ne qualifica il carattere e la tendenza criminale. Così, tra tradizioni e personaggi improbabili, compiamo un viaggio nell’entroterra abruzzese e scopriamo con Leo Malandra l’origine inattesa di un crimine fuori dalle righe.

La scrittura di Franco Avallone non è sempre semplice. Tende, anzi, a raccontare molto e il rischio di perdersi in storie, nomi e soprannomi a volte è forte. Tuttavia si scorge in questo libro una precisione nel lavoro di fino e di editing che consente alla storia di dipanarsi e di apparire coinvolgente e originale come l’idea del suo scrittore. La caratterizzazione dei personaggi ci fa empatizzare con loro anche se, alla fine, Leo Malandra rimane un gran mistero.

Leggendo Avallone si ha l’impressione che l’autore sia cresciuto a pane e Montalbano, da cui apprende l’importanza dei luoghi e dei dialoghi che nella risoluzione di un omicidio fanno la differenza.

“Le vergini del commissario Malandra” è un testo piacevole, la scoperta anonima che non ti aspetti e la lettura che, finita, ti lascia fermo sulla scalinata di Sulmona a ripensare al piacere di un piccolo viaggio che valeva la pena compiere.

“Le vergini del commissario Malandra” di Franco Avallone, edizioni Exòrma.

Francesca Romana Cicolella

Giornalista. Nata con una sola passione, cresciuta - per fortuna - a pane e giornalismo. Leggo tanto, scrivo il giusto. Non sono logorroica, ma se scrivo roba lunga vuol dire che ho voglia di parlarne.

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