Napoli, arte e sorellanza: perché leggere “La Canaria” di Mara Fortuna

Napoli, primi anni Sessanta. Protagoniste due sorelle, Ida e Gilda, legate da un affetto contorto e da un passato che non smette di farsi sentire.
Ida, ormai anziana e in preda alla confusione mentale, inizia a gettare oggetti contro la parete. Da quel gesto apparentemente folle si riapre il lungo e conflittuale rapporto con la sorella Gilda, che è costretta ad accudirla. Un legame che si è costruito fin dall’infanzia sull’ambivalenza: dipendenza, rivalità e solidarietà, desiderio e rinuncia.
“Un’eruzione non finisce quando finisce l’eruzione, dura molto di più, anni. E la memoria viaggia nel tempo attraversandolo come una freccia”
Da lì parte un viaggio nella memoria, che riporta le due donne indietro nel tempo, all’inizio del secolo scorso, quando sognavano entrambe una carriera artistica: Ida come cantante e compositrice, Gilda come attrice. Sogni ambiziosi, in un mondo che alle donne imponeva solo obbedienza.

Fortuna racconta una Napoli viva, sensuale e contraddittoria, dalla festa di Piedigrotta ai magazzini Mele, passando per il fermento artistico e politico del primo Novecento. La città cambia volto, attraversa guerre e fascismo, entra nel boom economico.
Ma per Ida e Gilda, come per molte donne del tempo, il vero conflitto resta quello tra desiderio e destino. Crescono in una famiglia in cui i ruoli sociali sono stretti, e la libertà è un privilegio concesso solo agli uomini.
La narrazione si muove in avanti e indietro, dai primi del Novecento al 1965, seguendo salti temporali e scarti emotivi. Tra i ricordi prende forma anche la figura di una “piccerella”. È un fantasma, forse, o forse una proiezione del talento perduto, dell’innocenza negata. È lei la vera “canaria”, simbolo del canto che resiste, anche in silenzio.
“Ida canta la ninna nanna in mente, nel pensiero distende la voce”
Accanto alla storia delle due sorelle, si affacciano figure storiche realmente esistite: Elvira Notari, pioniera del cinema muto, Eduardo Dalbono, Modigliani, scultori e registi che hanno segnato un’epoca. Il risultato è un libro stratificato, elegante ma mai manierato. Fortuna scrive con misura, evitando toni enfatici o melodrammi. Il suo sguardo sulle protagoniste è lucido, affettuoso, e restituisce al lettore tutta la complessità del legame tra sorelle: rivalità, complicità, bisogno reciproco.
La canaria è il romanzo di due donne che forse non sono riuscite a diventare ciò che volevano, ma che, in qualche modo, sono sopravvissute. E in questo sta la sua forza: nel raccontare il talento che non si arrende.
L’autore
Mara Fortuna è nata e vive a Napoli. Ha tenuto le rubriche “Questioni di genere” e “Artemisia” per Il Mediano.it e ha scritto di danza per Campadidanza.it. Ha pubblicato, tra le altre cose, L’intervista a Petra Krause per Tullio Pironti, racconti brevi all’interno di raccolte e su quotidiani, tra cui Nella terra di mezzo in Campania. Una risata ci seppellirà (Les Flâneurs, 2023) e Acqua di mare e sangue in Nemesi d’amore e d’anarchia (Baldini e Castoldi, 2024). Nel 2021 ha pubblicato il romanzo storico Le magnifiche invenzioni (Giunti), recensito da testate come Io donna, La Repubblica e Il Mattino, e blog come Letteratitudine. Ha fondato e presiede l’associazione “La Principessa Azzurra APS”, contro la discriminazione e la violenza di genere.
La Canaria di Mara Fortuna, Les Flaneurs Pagine 288_ 19,00 euro. Recensione a cura di Morena Di Giulio per Lib(e)ri di leggere.



