A Garamond Type

“Tre” di Valérie Perrin: recensione libro

Dopo la lettura dell’ultimo libro di Valérie Perrin, chi afferma che tre è il numero perfetto potrebbe ricredersi: come spesso si dice, infatti, “quattro is the new tre”.

Ma non si può raccontare troppo della trama, soprattutto per non rovinare alcune sorprese disseminate nelle oltre seicento pagine di questo romanzo di formazione edito da edizioni e/o che racconta la storia di amicizia di Nina, Étienne e Adrien, i Tre appunto, che “insieme sono un muro, una barriera invalicabile” da quando sono bambini a quando sono adulti.

Accomunati dalla stessa iniziale del cognome, la lettera B, si conoscono in quinta elementare nel 1986 e diventano una cosa sola, facendosi la promessa che lasceranno La Comelle, paese natio della Borgogna, per andare insieme a Parigi una volta cresciuti, fondare una band musicale e non lasciarsi mai più. Così crescono uniti, tenendosi per mano: Nina al centro, Étienne a sinistra, Adrien a destra. Sempre “tre sagome che formavano un’unica ombra”. Ma si sa, la vita riserva cambi di rotta spesso improvvisi e inevitabili e le cose cambiano. Così li ritroviamo nel 2017, quando un’auto viene ripescata da un lago: contiene dei resti umani, forse di una loro amica scomparsa il giorno del 1994 che li ha inesorabilmente segnati.

V come…

L’io narrante è una giornalista, Virginie, misteriosa e onnisciente, tornata a La Comelle dopo molti anni. Vive da sola, ha rinunciato al successo, e capiamo che è molto legata ai Tre. Una digressione: mi ha incuriosita che sia Violette, protagonista del successo editoriale della Perrin Cambiare l’acqua ai fiori, sia la narratrice di questa storia abbiano un nome che comincia proprio con la lettera V, come l’autrice Valérie, e secondo me non è un caso. Ma io adoro queste coincidenze “studiate” e le vedo anche dove non hanno ragione di esistere. Chissà.

Di cosa parla

I temi trattati sempre con grazia e in tono leggero sono molti: anzitutto l’amicizia, e poi l’amore (“Tra l’amicizia e l’amore c’è solo un passo”), la ricerca dell’identità, la famiglia d’origine e quella degli amici che scegliamo, l’assenza dei padri, la provincia vs la metropoli con le storie di chi resta e di chi parte, l’abbandono, il precipitare in baratri esistenziali e la fatica di risalire, la malattia, il rispetto degli animali e il loro potere curativo (grande parte è riservata al tema degli abbandoni e delle adozioni che passano attraverso i rifugi, tema a cui l’autrice è sensibilissima essendo anche madrina proprio di un rifugio in Borgogna – “Al mondo sono due i posti giusti in cui nascondersi: i cimiteri e i rifugi per animali abbandonati. Nessuno viene da queste parti. La gente ha paura di prendersi malattie o di essere morsa.” -), gli incontri (“Ci sono libri, e anche incontri, che sono come occasioni perse. Passiamo accanto a storie e persone che avrebbero potuto cambiarci la vita senza vederle a causa di un malinteso, di una copertina, di un riassunto sbagliato, di un atteggiamento prevenuto. Per fortuna certe volte la vita insiste.”), i ricordi (“I ricordi sono come gli armadi, prima o poi vanno svuotati di quello che c’è dentro.”), la paura (“della felicità, della liberazione, di diventare quello che sono”), le relazioni tossiche, e, infine ma soprattutto, l’identità di genere.

I tre sensi

E non ci sono solo le parole per raccontarli, per me infatti questo è un libro dei tre sensi: così “sentiamo” tanti odori e tanta musica, di cui l’autrice riporta interi testi. Su tutti spicca l’album degli Indochine, il gruppo preferito dai protagonisti, che si intitola proprio “Tre”. Non sarebbe proprio male creare una playlist di tutte i brani contenuti nelle pagine.

Per me una lettura godibilissima, come del resto è stata quella di “Cambiare l’acqua ai fiori”. 

“Siamo come quei fratelli e quelle sorelle che si ritrovano dopo una separazione e hanno esattamente gli stessi riflessi di prima. Basta liberare gli adulti che sono stati bambini insieme e subito torna a galla l’infanzia.”

(Traduzione dal francese di Alberto Bracci Testasecca)

Tre” di Valérie Perrin, edizioni e/o. A Garamond Type.

Laura Busnelli

Commercialista “pentita”, ho maturato anche un’esperienza pluriennale in Sony. Lettrice appassionata e tuttologa, all’alba dei quarant’anni mi sono scoperta scrittrice, dopo essermi occupata di correzione bozze ed editing. Sono stata anche una libraia indipendente per tre anni. E rimarrò una libraia per sempre. Operatrice culturale, racconto il mondo dei libri online, tengo una rubrica su libri a tema animali su RadioBau & Co. (web radio del gruppo Mediaset) e collaboro con l'associazione culturale "Librai in corso" nell’organizzazione di eventi. La mia rubrica qui si chiama "A Garamond Type" perché il Garamond è il carattere adottato per quasi tutti i libri italiani e Type sta sia per carattere, font, sia per tizio. E la tizia sarei io.

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