In un futuro distopico dove la cultura è vista come un pericolo per la stabilità sociale, Ray Bradbury nel suo libro FAHRENHEIT 451 (Mondadori) dipinge un quadro agghiacciante: un mondo in cui il pensiero critico è un crimine e i libri sono destinati al rogo.
«Bruciare sempre, bruciare tutto. Il fuoco splende e il fuoco pulisce.»

Il protagonista
Protagonista di questa deriva è Guy Montag, un pompiere che come i suoi colleghi paradossalmente appicca incendi invece di spegnerli, finché il dubbio non scalfisce la sua corazza di apatia.
«Per la prima volta mi sono reso conto che dietro ogni libro c’è un essere umano. Un essere che ha dovuto pensarlo e usare il suo tempo per metterlo sulla carta. Non ci avevo mai riflettuto prima.»
Bruciare i libri perché considerati fonte di infelicità e disordine sociale diventa così uno sforzo più che un lavoro per lui.
Oltre il genere fantascientifico, un monito

Il romanzo è un’opera potentissima che trascende il genere fantascientifico.
Bradbury non punta il dito solo contro la censura di regime, ma lancia un monito contro la pigrizia intellettuale di una società anestetizzata dai media e dall’intrattenimento vuoto.
È un inno alla libertà individuale e alla memoria storica; un classico che oggi, in un’era dominata dalla distrazione digitale costante, risuona più come un avvertimento urgente che come una semplice finzione letteraria.
Perché mi è piaciuto
Un libro necessario per ricordarci che difendere la lettura significa, in ultima analisi, difendere la nostra umanità.
«Un libro è una pistola carica.»
(ho letto questo libro nella nuova traduzione di Giuseppe Lippi)
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FAHRENHEIT 451 di Ray Bradbury, Mondadori. A Garamond Type.




